Solitudine da smart working

Solitudine da smart working

Solitudine da smart working

Last Updated on

Smart working: come combattere la solitudine? 

Il lavoro da casa e la sensazione di essere soli

Nel periodo del lockdown molti lavoratori hanno dovuto per forza di cosa adattarsi a lavorare da casa, ovviamente per i lavori che lo consentono, e se questo più di tanto non ha avuto effetti psicologici rilevanti, questo modello di lavoro andrebbe ripensato, ma anche rivalutato.

Se gli ultimi mesi hanno infatti visto molti autonomi e dipendenti costretti al lavoro da casa, in molti casi questi erano anche circondati da figli e/o compagni, a casa anche loro per gli stessi motivi di natura sanitaria.
Nel caso invece di chi fa dello smart working un metodo di lavoro consolidato da anni, può esserci il rischio di patire la solitudine.

Questo perché lo smart working riduce le occasioni di poter confrontarsi con i colleghi, dove si può discutere anche davanti ad una caffè di problemi, soluzioni, novità, e ci si possono scambiare nozioni e competenze. Tutto questo da casa è molto più complicato.

Se ci pensate bene, quando una persona lavora normalmente in azienda, circondato da colleghi, con questi ultimi ci passa molto più tempo durante la giornata che con la famiglia, il che costringe e favorisce i rapporti sociali.
Infatti per noi le relazioni sociali sono fondamentali in quanto l’uomo è nato per vivere in società, non da eremita solitario.

Per far fornte a questo ci sono i social, le app per messaggistica o video conferenze come zoom, a volte ci sono applicazioni aziendali dove è possibile fare riunioni online, ma la relazione di contatto è una altra cosa, ed è difficile sostituirla.

Al caffè ci si lascia andare a domande come “ciao, come va?” che in una riunione online non faresti mai, il che riduce l’esperienza da casa ad una mera relazione di lavoro, senza quella parte personale che esiste in ogni rapporto relazionale.


Smartworking, un po’ di numeri

In un articolo di Regus si evidenziano alcuni svantaggi e problemi del lavoro da casa, come ad esempio l’improduttività di talune persone che essendo a casa approfittano un pochino della situazione.
Io non voglio assolutamente entrare nel merito, ma difficilmente una persona poco produttiva sul lavoro da casa può trasformarsi in positivo, caso mai sarà il contrario.

Parlando invece di numeri, Regus cita una ricerca dove si evidenzia che nel giro di una decina d’anni un terzo dei dipendenti potrebbe lavorare da casa. D’altronde sembra che negli USA questo tipo di flessibilità sia la più richiesta e desiderata.

Di contro però non è tutto oro quello che luccica, ed infatti sembra che quasi il 50% di chi lavora in smart working non sia soddisfatto di come il loro lavoro viene percepito da amici e famigliari, in quanto lo smart working viene considerato meno importante di una lavoro in azienda. Insomma, se lavorare da casa può sembrare più comodo, ha comunque i suoi grattacapi da risolvere.


lavorare da casa, evitare il rischio solitudine

Il rischio della solitudine sociale ma anche professionale, in chi lavora da casa esiste eccome.
L’isolamento dello “smart worker” rappresentato dalla distanza reale e fisica dai colleghi, non è solo un problema tecnico, un ostacolo per l’organizzazione del lavoro, ma ha sicuramente effetti negativi sul benessere di una persona.

Lavorare da casa può ad esempio portare il rischio di quello che si chiama “burnout“, cioè una serie di sintomi di stress cronico dovuto alla situazione lavorativa, ritenuta logorante e stressante dalla persona che ne soffre.

La resa professionale in smart working potrebbe risentirne in quanto la distanza impedisce le relazioni formali, ci si sente fuori dall’azienda in tutti i sensi, non avendo accesso a quelle informazioni sull’azienda che spesso si apprendono per vie confidenziali.

Se per i dipendenti di grosse aziende la scelta è purtroppo limitata, chi invece è libero professionista può scegliere una soluzione molto in voga negli ultimi anni, nata soprattutto per abbattere le spese economiche: il coworking.

lavorare-da-casa-contrastare-solitudine

Questa modalità di lavoro può ridurre il rischio di solitudine di chi lavora da casa, è un modo diverso di lavorare con altre persone, ricavarne relazioni sociali ma anche competenze diverse.

Quando si lavora a casa da soli, per evitare il rischio di lasciarsi un po’ andare e prendere brutte abitudini, come ad esempio alzarsi tardi o lavorare in pigiama, bisognerebbe quanto meno darsi delle regole fisse.

Il lavoro da casa richiede infatti una certa forza di volontà ed inclinazione alla disciplina, altrimenti c’è la seria possibilità di mandare “tutto in vacca”.

Leggere un buon libro che possa aiutarvi ad organizzare meglio le vostre giornate lavorative da casa potrebbe agevolarvi.

L’importante è seguire una certa routine, alzarsi alla stessa ora (presto però!), vestirsi, fare una buona colazione e se è una bella giornata e si ha un giardino ci si possono anche concedere 15 minuti per una boccata d’aria.
Per quel che riguarda le pause, fate quelle che il vostro fisico e la vostra mente reputa necessarie, ma cercate di evitare snack, cracker e dolcetti vari in continuazione, fate solo un breve e sano spuntino all’ora stabilita.

Quando potete poi, fate del movimento, anche restando dentro casa, potete correre sul posto, prendere un tapis roulant, fare esercizi di allungamento, il tutto per mantenere un sano benessere psico-fisico.

Alla prossima

Psicologo veneto