La Psicoterapia ad orientamento Transculturale: ambiti di applicazione e metodiche.

La Psicoterapia ad orientamento Transculturale: ambiti di applicazione e metodiche.

La Psicoterapia ad orientamento Transculturale: ambiti di applicazione e metodiche.

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La psicologia transculturale e la psicodinamica della cultura

La psicoterapia transculturale cura la patologia partendo dal contesto culturale ed etnico del paziente.

Intatti, fermo restando l’universalità del funzionamento della psiche umana bisogna anche riconoscere che essa è fortemente influenzata dalla cultura di riferimento.


Psicoterapia transculturale, un approccio diverso

Come sostiene la Dott.ssa Valentina Capuano (https://www.valentinacapuano.com), specializzata in psicoterapia transculturale, questo approccio consente di curare il paziente considerando non soltanto il suo mondo interiore ma anche la sua cultura di appartenenza.

Un approccio simile è necessario oggigiorno, in quanto viviamo in contesti sociali fortemente variegati a livello culturale.

Il modello occidentale seppur dominante non è l’unico, figure specializzate in questo campo sono fondamentali per permettere ai migranti e alle minoranze socio-culturali di avere un supporto psicologico adeguato.

Non è possibile interpretare il disturbo utilizzando soltanto chiavi di lettura appartenenti alla propria cultura, per comprendere i bisogni dei pazienti bisogna “immergersi” nella loro cultura, conoscere il sistema di ideologie e credenze che hanno costruito la sua identità.

Questa è la principale differenza rispetto alla psicoterapia e psicoanalisi classiche che invece basano le proprie interpretazioni sulla cultura dominante.

Per comprendere e curare la psiche umana, è dunque necessario utilizzare un approccio che integri antropologia e psicanalisi (G.Deverux, antropologo e psicoanalista 1908-1985).

Vediamo dunque nel dettaglio in cosa consiste la psicoterapia transculturale e a chi si rivolge.

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Psicoterapia transculturale: a cosa serve?

L’arrivo di soggetti con una cultura diversa dalla nostra richiede che psicologi e psicoterapeuti integrino le teorie, occidentali, sulla malattia e la cura con quelle di altre culture.

Il punto non è stabilire quale sono i modelli culturali migliori da attuare in terapia, l’obiettivo è piuttosto l’integrazione dei diversi approcci.

Sono ormai risapute le conseguenze a livello psicologico della migrazione e tanti sono i migranti che una volta giunti in Italia soffrono di disturbi.
La gestione del disagio o del disturbo vero e proprio di un paziente di un’altra cultura, senza la psicoterapia transculturale, risulta davvero difficile.

Ciò che è scontato tra paziente occidentale e psicoterapeuta non lo è con un paziente straniero e ciò accade perché gli indicatori di malessere sono differenti.

Il paziente incontra difficoltà nello spiegare ciò che prova e al contempo lo psicoterapeuta si muove su un territorio del tutto sconosciuto.
Spesso nel campo si dice che “lo psicoterapeuta non sa come guarire e lo straniero non sa come ammalarsi”.

Ecco spiegata l’importanza della psicoterapia transculturale che integrando le teorie occidentali con quelli delle altre culture è in grado di comprendere le situazioni specifiche e di guidare la relazione medico-paziente in modo completamente diverso.

I principi fondamentali della psicoterapia transculturale sono i seguenti:

  • studiare le medicine di altre culture in particolare gli approcci olistici e naturalisti alla malattia
  • comprendere e riconoscere le sindromi collegate ai fenomeni migratori
  • creare una rete efficace con medici, assistenti sociali e comunità di riferimento
  • proporre trattamenti e percorsi terapeutici che siano flessibili, accessibili e facilmente condivisibili qualunque sia la cultura di appartenenza del paziente
  • non perdere mai di vista la cultura di appartenenza del paziente durante il trattamento


A chi si rivolge la psicoterapia transculturale?

Migranti e minoranze socio-culturali non sono gli unici destinatari della psicoterapia transculturale, la cultura ha un ruolo determinante sul benessere psicologico di tutti gli individui.

Determinati malesseri o disturbi possono essere dovuti a particolari aspetti della cultura di appartenenza, basti pensare alle credenze più comuni del mondo occidentale: avere successo in ambito lavorativo, essere padre/madre, non fallire etc etc.

Questi clichè o status possono essere generare frustrazione, sensi di colpa, disturbi d’ansia o depressione.

Il compito di uno psicoterapeuta transculturale è proprio quello di studiare il particolare vissuto emotivo del paziente tenendo conto della sua storia, della comunità e dei valori di riferimento.

Altro ambito di applicazione è quello dei conflitti familiari con particolare riferimento ai rapporti genitori-figli.
Si tratta di soggetti che appartengono a generazioni diverse e non sempre la comunicazione è semplice.

Anche in questo caso l’obiettivo è l’integrazione ed uno psicoterapeuta transculturale ha la formazione professionale e gli strumenti per favorire l’integrazione e risolvere le tensioni.

Come sostiene la Dott.ssa Capuano l’obiettivo da raggiungere è: garantire ad ogni persona uno spazio in cui possa sentirsi degna di rispetto ed attenzione e trasferire ai pazienti tutti gli strumenti utili affinché possano relazionarsi in modo sereno ed armonioso con gli altri.

Alla prossima.

Psicologo veneto