Psicologia comportamentale

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In questo articolo analizziamo brevemente il ramo della psicologia cognitivo comportamentale con la storia e lo sviluppo della psicoterapia cognitivo comportamentale.


psicoterapia cognitivo comportamentale: cos’è? A cosa serve?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale è una delle tecniche di psicoterapia e cerca di spiegare un disagio emotivo mettendo in relazione emozioni, comportamenti e pensieri.
Gli eventi che ci coinvolgono influenzano la nostra sfera emozionale e attraverso i nostri comportamenti e i nostri pensieri determiniamo l’intensità di queste emozioni, positive o negative che siano.

Gli SCHEMI della psicoterapia cognitiva prevedono che ognuno di noi ha modalità di agire e pensare che possono portare disturbi e malesseri, e questi comportamenti sono l’obiettivo della terapia cognitiva.

Infatti quando “subiamo” questi nostri comportamenti non ce ne rendiamo conto e la psicoterapia consegue lo scopo di farceli scoprire per poter agire positivamente nel modificarli.

Un esempio banale? Quando non dormiamo bene per più notti può facilmente capitare che il nostro umore cambi.
Spesso questo “dormire male” non lo classifichiamo mai come un problema, troviamo sempre qualche scusa come “ho mangiato pesante” ma soffrire di disturbi del sonno, soprattutto nei bambini, può essere un reale problema che la terapia comportamentale potrebbe risolvere.

Ansia, depressione ed emozioni negative in genere portano solitamente sofferenza, ma queste sono spesso emozioni che viviamo in piccola parte quasi tutti noi in alcuni momenti.
Quando queste emozioni durano troppo a lungo o sono di una intensità tale da superare la soglia di tolleranza allora potremmo avere un problema emotivo da trattare con la psicoterapia cognitivo comportamentale.

Pensiamo ad esempio a chi “affoga” i propri problemi nell’alcool.
Queste persone agiscono così perché le emozioni negative che provano le portano a trovare un finto sollievo proprio nell’abuso del bere. La psicoterapia cognitiva può essere loro d’aiuto.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale agisce quindi su emozioni, pensieri e comportamenti con l’obiettivo di migliorare l’autostima di se stessi e concentrasi su obiettivi positivi.


Storia e sviluppi recenti della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale nasce e si sviluppa negli Stati Uniti intorno agli anni sessanta ed ha due padri fondatori:
Albert Ellis e Aaron T. Beck

Albert Ellis, Psicoanalista, non soddisfatto dei risultati ottenuti con i metodi standard usati fin a quel momento dalla psicoanalisi, fonda un nuova tecnica, inizialmente chiamata “Rational Therapy e poi rinominata “Rational Emotive Behaviour Therapy“.

La REBT è quindi una tecnica di psicoterapia cognitivo-comportamentale basata sul principio fondamentale secondo cui la sofferenza mentale deriva da auto valutazioni negative degli eventi, che il soggetto quindi si auto infligge.

E’ quindi il singolo individuo ad autodeterminare il proprio disturbo emotivo ed è sempre il singolo individuo che impostando una nuova filosofia di vita riesce ad “auto-curarsi”.
Questo ovviamente con l’aiuto della terapia cognitiva, attraverso un percorso che porta il paziente prima a comprendere la logica delle proprie convinzioni irrazionali, e poi, attraverso l’esercizio quotidiano, a modificare positivamente queste convinzioni.

A fine anni sessanta Aaron T. Beck si definisce anch’esso “psicoterapeuta cognitivo”.
Beck affina un metodo per individui con depressione e ansia attraverso l’osservazione della diversa reazione di più persone allo stesso evento. In pratica la diversa interpretazione cognitiva ne fa scaturire un emozione diversa in base a come l’evento viene interpretato.
Insomma, avete presente il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? ecco.

Oltre al contributo odi Beck e Ellis, nello stesso periodo storico possiamo nominare la teoria dei costrutti personali di Kelly, il modello costruttivista di Michael Mahoney, e, in Italia, il cognitivismo post-razionalista di Guidano.

Intorno agli anni ’80 la tecnica terapeutica cognitiva si evolve ulteriormente con i seguenti esperti del settore psicoterapeutico:

  • Salkovoskis con uno studio sulla responsabilità personale nel disturbo ossessivo-compulsivo.
  • Frost e la sua equipe con l’indagine sui disturbi del comportamento alimentare;
  • Sassaroli, Ruggiero e Gallucci sui costrutti di controllo e perfezionismo nei DCA;

Oggi la psicologia cognitivo comportamentale ha fatto passi avanti e possiamo assistere alla nascita di nuove terapie dove al centro si pone il concetto di “accettazione”.


Per quali disturbi è indicata la terapia cognitivo comportamentale

La Psicoterapia cognitivo comportamentale è indicata nel trattamento della depressione, disturbi d’ansia, fobie e in parte anche per i disturbi ossessivi compulsivi.
Nuove teorie e tecniche hanno portato ad oggi che la PCC riesce ad affrontare anche problemi come l’anoressia o la bulimia, riconducibili ai disturbi alimentari, e a problemi sessuali e disturbi di personalità.
Inoltre la terapia cognitiva è raccomandata anche dalle linee guida internazionali per l’ADHD, il disturbo da Deficit dell’Attenzione e Iperattività.

Cosa assolutamente importante per la buona riuscita di una terapia cognitiva è la motivazione personale del paziente, senza la quale difficilmente si raggiunge un risultato, ed ovviamente l’aiuto di un bravo psicoterapeuta esperto in terapia comportamentale che possa seguire passo passo la terapia.


Come funziona la terapia cognitivo comportamentale? Strategie e tecniche.

Come già accennato, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un percorso con l’obiettivo di ridurre le sofferenze emotive per vivere meglio e aiutare a raggiungere i propri progetti di vita.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale consiste in una terapia che va dai 6 ai 12 mesi con incontri settimanali di circa un ora.
Gli obiettivi generali da raggiungere sono:

  • Identificare schemi di pensiero, emozioni e comportamenti che inducono il malessere emotivo.
  • Imparare a riconoscere questi schemi nel momento in cui si attivano.
  • Imparare a costruire pensieri e comportamenti positivi per contrastare questi schemi.

Attraverso queste tre tappe la psicoterapia cognitiva guida il paziente attraverso un percorso che porta ad un graduale cambiamento di pensieri e comportamenti del paziente stesso.
Questo permette di raggiungere obiettivi personali e migliorare la qualità delle relazioni.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si avvale di diversi tipi di tecniche:

  • Cognitive : Si basano sul colloquio socratico con domande del terapeuta.
  • Comportamentali: per trovare il giusto metodo per gestire i momenti di difficoltà, ad esempio con tecniche di rilassamento
  • Immaginative: per esplorare il proprio io riducendo la paura di alcune emozioni.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si basa quindi non solo sull’ascolto del psicoterapeuta ma sul mettere in pratica in prima persona esercizi e tecniche che ci aiutano a risolvere il problema.


I 10 principi base della terapia cognitivo comportamentale

Aaron Beck ha enunciato questi 10 punti che definiscono le caratteristiche della terapia cognitiva e comportamentale.

1 – la Terapia Cognitivo Comportamentale si basa sulla concettualizzazione dei problemi del paziente.
Si parte cioè dal modo di pensare del paziente per poi risalire ai fattori che scatenano la sua interpretazione della realtà.

2 – la Terapia Cognitivo Comportamentale richiede una solida alleanza terapeutica.
Per alleanza si intende quindi tra paziente e psicoterapeuta, che deve quindi instaurare una relazione basata su rispetto e fiducia.

3 – la Terapia Cognitivo Comportamentale si basa su una collaborazione attiva e partecipativa.
La terapia è un lavoro che si fa insieme, di squadra. questo fa si che nel tempo il paziente diventi sempre più attivo e collaborativo.

4 – la Terapia Cognitivo Comportamentale è orientata all’obiettivo e focalizzata sul problema.
Gli obiettivi vengono quindi fissati assieme al paziente valutandone ostacoli e problemi.

5 – la Terapia Cognitivo Comportamentale inizialmente lavora sul presente.
Ci si concentra quindi sui problemi attuali e dalle specifiche sofferenze per poi spostare l’attenzione verso il passato al fine di trovare e comprendere le origini del problema.

6 – la Terapia Cognitivo Comportamentale ha lo scopo di aiutare il paziente per divenire terapeuta di se stesso.

7 – la Terapia Cognitivo Comportamentale è una terapia a breve termine, limitata nel tempo.
Essa deve fornire al paziente gli strumenti necessari per risolvere i loro problemi e insegnare loro a prevenire ricadute.

8 – la Terapia Cognitivo Comportamentale organizza le sedute in maniera strutturata..
La struttura delle sedute è formata da una parte introduttiva, una parte intermedia di lavoro insieme e una parte finale dove il paziente deve dare un ritorno.

9 – la Terapia Cognitivo Comportamentale insegna ai pazienti come identificare i propri pensieri disfunzionali e rispondere ad essi.

10 – la Terapia Cognitivo Comportamentale utilizza molteplici strategie per modificare il modo di pensare del paziente, le sue emozioni ed il suo comportamento.


Durata della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale può avere una durata che va da pochi mesi a un anno la massimo, ma solo in casi sporadici. Infatti la durata della terapia dipende, com’è ovvio, dalla gravità della situazione e dalle motivazioni reali del paziente.


Terapia cognitivo comportamentale: come curare l’ansia

L’ansia è una serie di reazioni, ovviamente non volontarie, di tipo cognitivo comportamentali che si rivelano in determinati momenti, cioè quando di fronte ad un problema non sappiamo reagire adeguatamente.
E’ una cosa normale provare ansia in certi casi, come ad esempio quando ci troviamo a dover sostenere un esame e anche se siamo preparati non sappiamo se lo siamo a sufficienza

Tuttavia in alcuni soggetti l’ansia è un problema perché viene amplificata o sorge anche per le minime problematiche.

Ecco quindi che la terapia cognitivo comportamentale può esservi di aiuto.


Come combattere l’ansia con la terapia cognitivo comportamentale?

Quando subentra l’ansia cominciano i pensieri negativi, e lo scopo della terapia è proprio scovare questi pensieri e modificarli, cercare di trasformarli in positivo.
“mens sana in corpore sano” non è solo un detto, perchè è ormai constatato che se pensi positivamente il tuo corpo ne avrà beneficio.


Ristrutturazione cognitiva

La ristrutturazione cognitiva è un processo di modificazione del pensiero e delle convinzioni disfunzionali dell’individuo, che sono l’elemento scatenante per le emozioni negative e per i comportamenti problematici.

La ristrutturazione cognitiva nella psicoterapia cognitivo-comportamentale prevede tre passaggi diversi:

  • Identificazione del pensiero negativo
  • Valutazione del pensiero negativo
  • Sostituzione del pensiero negativo

Sembrano paroloni, ma in realtà è più semplice di quel che pensiate.
Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Le terapie che si basano sulla ristrutturazione cognitiva tendono ad esempio a far rivivere il trauma o l’evento dal punto di vista immaginario, con lo scopo di ridiscutere con il psicoterapeuta le valutazioni sbagliate che il soggetto fa su se stesso.

E’ una strada lunga e complessa, perché la difficoltà non sta tanto nel trovare i pensieri negativi ma appunto nel modificarli attraverso la ristrutturazione cognitiva.


Identificazione del pensiero negativo

Il disturbo d’ansia non fa altro che amplificare il problema a cui ci troviamo di fronte.
A volte i nostri pensieri sono irrazionali, cioè privi di raziocinio, di ragione, ma non non ce ne accorgiamo, non ce ne rendiamo conto, ecco quindi che lo psicoterapeuta può aiutarti ed insegnarti ad individuare questi pensieri.


Valutazione del pensiero negativo

Valutare un pensiero equivale a metterlo in discussione, si cerca di analizzarlo il più razionalmente possibile insieme allo psicoterapeuta per capire se effettivamente il pericolo di cui noi abbiamo paura esiste veramente o è solo una nostra distorsione della realtà.


Sostituzione del pensiero negativo

Se sei riuscito ad individuare i pensieri negativi e a valutarli hai già fatto un conquista, ora non ti resta che sostituire questi pensieri con altri positivi o semplicemente più realistici.
Ad esempio, se in aereo sei ansioso per la paura di cadere, pensa che la probabilità di un incidente aereo è infinitamente più bassa di un incidente automobilistico.
Insomma, sei più al sicuro in aereo che in auto!


Un libro sulla ristrutturazione cognitiva

ristrutturazione-cognitiva

Guida alla ristrutturazione cognitiva.
Teoria e applicazioni pratiche

Titolo: Guida alla ristrutturazione cognitiva. Teoria e applicazioni pratiche
Autore: Antonio Nisi

Antonio Nisi è stato uno dei precursori nel portare in Italia l’uso della REBT (Rational Emotive Behavior Therapy) di Ellis, di cui ne parlo in questo articolo, e l’ha pure insegnata presso la Scuola di Psicoterapia Cognitiva APC-SPC in quel di Verona.

Guida alla ristrutturazione cognitiva è un buon libro, strutturato, ricco di esempi reali o similmente reali e di metafore atte ad aiutare i pazienti a incentrare meglio il problema del loro pensiero disfunzionale.

Non aspettatevi un mattone, questo libro è breve, in meno di 90 pagine parla della REBT in maniera esplicativa.

Antonio Risi spiega con semplicità il metodo razionale nel mostrare al paziente la realtà, mettendolo davanti alla domanda “pensare così ti porta a qualcosa?“, cercando di spostare l’obiettivo del soggetto verso pensieri positivi.

Per aiutarvi a capire vi faccio un esempio molto banale, anche troppo:
Avete la macchina nuova, dopo tre giorni ve la rigano.
Vi serve a qualcosa intristirvi, pensare a dove, chi, come?
Potete cambiare l’evento?
La risposta è sempre una: NO!

Quindi, per favore, pensate positivo e avanti con la vita, non è una rigatura sulla macchina che può abbattervi.

E se volete approfondire l’argomento, acquistate il libro di Antonio Risi.
Altre recensioni su libri di psicoterapia cognitivo-comportamentale li potete trovare nella mia pagina di recensione libri di psicologia.


Curare l’ansia con la terapia espositiva

Come ci comportiamo quando sappiamo che dovremo affrontare una situazione che ci procura ansia?
Facciamo di tutto per evitarla, ci inventiamo scuse o cerchiamo alternative.
Ecco che la terapia espositiva ci può venire in aiuto “mettendoci a nudo” gradualmente.

In poche parole la terapia espositiva consiste nel mettere il paziente di fronte al problema più e più volte: man mano si riesce a prendere il controllo della situazione e l’ansia diminuisce.

Di solito questo tipo di terapia avviene in modo graduale e si avvale della desensibilizzazione sistematica


La Desensibilizzazione

A cosa serve la desensibilizzazione sistematica?
A farti diventare insensibile? Noooo, non scherziamo.

La desensibilizzazione sistematica è un tipo di approccio che fa in modo che l’esposizione al problema che trasmette ansia sia graduale, aumentando la difficoltà man mano.

Esempio banale, tanto per capirci meglio:
Non soffri di vertigini ma hai paura dell’altezza?
Si comincia con un gradino, per poi passare a tre, cinque, dieci, fino a scalare una parete se necessario. Insomma, si affronta il problema per gradi.

Bibliografia

  • Richard Gross, Psychology: The science of Mind and Behavior
  • Umberto Galimberti, Enciclopedia di psicologia
  • Bruno Bara, Nuovo Manuale di Psicoterapia Cognitiva


Grazie e alla prossima,
Lo Psicologo Veneto

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