Tecnica di meditazione mindfulness: cos’è e a cosa serve

Tecnica di meditazione mindfulness: cos’è e a cosa serve

Tecnica di meditazione mindfulness: cos’è e a cosa serve

Come aumentare la consapevolezza personale ed il proprio benessere con la meditazione mindfulness

Aumentare la consapevolezza personale e pervenire a uno stato di benessere complessivo: sono questi gli obiettivi che ci si propone di raggiungere quando ci si dedica alla meditazione mindfulness.
Ne abbiamo parlato con la dottoressa Silvia Parisi, psicoterapeuta  e psicologa a Torino.

Ci parla, prima di tutto, della sua attività?

Sono sessuologa, psicoterapeuta e psicologa: metto a disposizione la mia esperienza per fornire consulenze psicologiche di famiglia, di coppia e individuali.
Chi segue un percorso di crescita personale con il mio supporto imparerà a nutrire più fiducia nei confronti di sé stesso e a diventare una persona migliore, individuando una forza interiore di cui non si sospettava l’esistenza.
Ovviamente, insegno anche tecniche di rilassamento e di mindfulness per il trattamento di disturbi da insonnia, ansia, attacchi di panico e depressione.

Ora ci possiamo concentrare sulla mindfulness: a che cosa serve?

Un primo obiettivo è quello di non essere più critici nei confronti di sé stessi, ma anche verso la realtà da cui si è circondati.
In questo modo, si dovrebbe essere in grado di gestire e di tenere sotto controllo le sensazioni negative, e più in generale tutte le emozioni e tutti i pensieri che potrebbero condurre verso uno stato di sofferenza.

Nel corso degli anni la mindfulness ha attirato l’attenzione di un gran numero di psicologi, ed è anche per questo motivo che hanno visto la luce molteplici protocolli, concepiti a seconda dei casi per la depressione, per i disturbi alimentari, per lo stress o per l’ansia.

Quali sono le origini della mindfulness?

La pratica è di derivazione buddista, e non a caso “mindfulness” è la traduzione in lingua inglese del termine “Sati”, ricavato dalla lingua indiana Pali, che poi è quella che viene adoperata nel buddismo.

Tale termine esprime una sorta di attenzione consapevole, e di conseguenza si riferisce al livello di consapevolezza a cui è possibile pervenire tramite la meditazione.
La pratica è priva di connotazione religiosa, ed è correlata allo zen e allo yoga.

Per consentire la crescita del livello di consapevolezza vengono messi in pratica degli esercizi che, in maniera non giudicante, servono a concentrare l’attenzione sul qui e ora, nel momento presente.

Il modello di mindulfness noto attualmente è stato messo a punto da un medico americano di nome Jon Kabat-Zinn negli anni ’70:
egli l’aveva ideato per trattare suoi pazienti sofferenti per il dolore fisico provocato da malattie croniche.
Kabat-Zinn aveva messo a punto il programma MBSR, acronimo che sta per mindfulness based stress reduction, riduzione dello stress basata sulla mindfulness: è quello che viene utilizzato ancora adesso.

Quali sono gli esercizi a cui si può ricorrere per praticare la mindfulness?

Uno dei più comuni ha a che fare con l’ascolto:
occorre indossare un paio di cuffie e iniziare ad ascoltare un brano che non si conosce. Lo scopo è quello di farsi coinvolgere, senza alcun giudizio, a prescindere dal fatto che il brano sia gradito o meno e senza farsi influenzare dal genere musicale.

Dopo aver chiuso gli occhi, è necessario lasciarsi rapire dall’ascolto e mettere da parte la propria capacità critica. L’esercizio si può considerare ben eseguito se si è in grado di focalizzarsi unicamente sulla canzone.

Anche la respirazione è importante per la mindfulness?

Sì, e un altro esercizio molto diffuso riguarda proprio la respirazione. Per metterlo in pratica bisogna sedersi tenendo incrociate le gambe, con gli occhi chiusi e la schiena diritta.

A questo punto si inizia a inspirare con il naso per poi espirare gradualmente con la bocca. Ciascun ciclo deve durare 6 secondi, per un totale di 10 minuti al giorno, eventualmente spezzati in 2 sessioni.

Lo scopo è quello di concentrarsi sulle sensazioni fisiche che si percepiscono, facendo sì che i pensieri fluiscano da soli. Come si può notare, le tecniche di mindfulness sono poco impegnative e facili da praticare: tutto si fonda sulla capacità di prestare attenzione alle sensazioni innescate dal corpo e alla respirazione.

Quali effetti scaturiscono dalla mindfulness?

Questa pratica è in grado di portare verso stati interiori molto profondi, proprio perché l’obiettivo da conseguire è quello di una consapevolezza più elevata.

Il consiglio è quello di iniziare al fianco di un operatore esperto, e solo in un secondo momento ripetere gli esercizi da soli. Il distacco che deriva dalla mindfulness favorisce una più serena accettazione di sé stessi, in virtù di una consapevolezza concreta delle proprie emozioni e dei propri pensieri.

Perché si dovrebbe ricorrere alla mindfulness nella vita di tutti i giorni?

Sono davvero tante le occasioni in cui si ha la tendenza a criticarsi e a giudicare sé stessi per tutto quello che accade: ciò, però, si traduce in situazioni di disagio e di malessere.

Mediante la mindfulness, invece, si iniziare ad adottare un certo distacco nel guardare le sensazioni negative: i brutti pensieri vengono considerati come il mero risultato della mente, e in quanto tale possono essere controllati.

Dopo un periodo di fragilità, in seguito a uno shock o un trauma, come ad esempio l’esperienza di un lutto, la mindfulness può essere foriera di parecchi benefici, anche perché favorisce una migliore gestione del dolore, dato che rende possibile un controllo più efficace sul proprio corpo.

Questo spiega la ragione per la quale nel settore terapeutico e medico si punta sulla mindfulness come risorsa a sostegno della medicina tradizionale, anche per migliorare le condizioni emotive delle persone malate.

La mindfulness è una tecnica di rilassamento?

No, ed è bene puntualizzarlo: per quanto si basi su varie pratiche di meditazione, la mindfulness non ha come fine ultimo il rilassamento.
Il mio consiglio è quella di affrontarla con un approccio graduale, così da riuscire a recuperare un benessere non solo psicologico ma anche fisico: e non è detto che ciò comporti delle sensazioni di rilassamento.

Con la mindfulness ci si lascia andare, ma non si deve intendere tutto questo come una fuga dai propri pensieri: al contrario, essi devono essere accettati. Nel caso in cui la pratica meditativa sia contraddistinta dall’apparizione di pensieri insistenti, questi non vanno bloccati ma devono essere lasciati fluire.

Psicologo veneto