La solitudine

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La solitudine, cos’è e come affrontarla

L’uomo non è nato per restare solo, da quando si sono evoluti i primi ominidi abbiamo sempre vissuto “in branco”, la nostra è una società organizzata, fatta di ruoli, di interazione, di connessioni.
Non siamo fatti per la solitudine.

Cos’è la solitudine? Come si manifesta?

Senza queste interazioni non possiamo veramente dire di sentirci vivi, ma nonostante questo c’è pur sempre qualcuno che vive meglio da solo, che afferma che gli piace la solitudine, e nell’ultimo decennio, causa anche l’innovazione tecnologica, più di qualcuno, soprattutto molti giovani, hanno scelto la solitudine come stile di vita.

A volte invece queste interazioni noi le cerchiamo, ma la nostra mancanza di empatia, il nostro comportamento o il nostro carattere non ci aiutano a socializzare, e questo ci può far sentire più soli di quel che sembriamo.

La solitudine quindi si manifesta così, con la percezione di essere “fuori dal gruppo“, di sentirsi isolati o quanto meno non così dentro alla società come vorremmo, ci sentiamo esclusi.

Secondo alcune statistiche nei paesi anglosassoni una persona su quattro soffre di solitudine, o spesso si sente sola, poi purtroppo il passaggio da semplice solitudine a depressione, il salto è breve.

Alcuni confondono la solitudine con poter pianificare le proprie giornate in santa pace, senza nessuno a cui badare o ascoltare, fare quello che gli pare, dormire o andare in giro senza dover rispondere a nessuno.

Questo, cari miei, non è solitudine, questo è star da soli, che è tutt’altra cosa.
Sia chiaro che la solitudine non è solo e sempre uno stato negativo, la solitudine è meditativa, aiuta una persona a conoscere meglio il proprio
io interiore, in un certo ci costringe a riflettere, a fermarci un attimo e pensare.

Insomma, a volte lo solitudine è utile per accendere il cervello, per davvero.

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Intelligenza e solitudine

Un importante ricerca scientifica ha evidenziato come le persone intelligenti sono quelle che tendono di più verso la solitudine, vediamo meglio perché.

In questa ricerca, gli psicologi Satoshi Kanazawa e Norman Li hanno valutato il comportamento di 15.000 giovani, in età compresa tra i 18 ed i28 anni, ed è risultato che coloro che avevano un Q.I più alto avevano meno relazioni sociali e poche amicizie.

La ricerca ha quindi messo in luce come chi è più intelligente si sente più appagato nelle sue attività in solitudine piuttosto che tessere relazioni sociali.

Un importante motivo sta nel fatto che chi è più intelligente tende ad essere concentrato nei suoi progetti, nel realizzare le sue idee, e stare con gli amici sembra solo una perdita di tempo, come fossero solo una distrazione.

Stare in compagnia degli amici è senza dubbio una delle cose che più ci rasserena, che ci fa sentire bene, ma per chi è molto intelligente questo aspetto della vita è alle volte un intralcio, un obbligo mal digerito.

A loro non importa ottenere l’approvazione degli amici, sentirsi considerato, piuttosto vogliono far crescere i loro progetti e realizzare le loro idee.

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Solitudine affettiva

Una dei motivi per la solitudine è da trovarsi nel dolore dopo la morte di una persona cara, infatti a volte l’elaborazione del lutto porta una persona ad isolarsi per un periodo di tempo, magari qualche mese.

Se però questa solitudine si protrae, invece di durare qualche mese comincia a durare anni, allora c’è decisamente qualcosa che non quadra, la solitudine si è presa la tua esistenza e non sai come affrontare la solitudine.

Altre volte invece la solitudine affettiva arriva dopo una delusione d’amore, o dopo un periodo in cui ci si è affidati ad un altra persona, credendo di essere amati, ma in cambio abbiamo ricevuto solo tanta sofferenza, come nel caso dei narcisisti, che seducono le loro vittime per poi abbandonarle.

Una delle conseguenze di questo è la tipica risposta “non volgio più soffrire per un uomo” (o una donna).
Non si fa altro, quindi, che irrigidirsi, erigere un muro tra noi e gli altri, ci si sforza per sembrare forti, ma questa apparente forza caratteriale è in realtà di una fragilità psicologica devastante, e la solitudine pian piano si impadronisce della tua vita.

la solitudine affettiva, poi, potrebbe dipendere anche da un caso quasi opposto, cioè il troppo affetto ricevuto, o che ancora si riceve, dai propri genitori.

Ci sono madri e padri iperprotettivi che non permettono ai loro figli di crescere veramente, di spiccare il volo, di crearsi una propria rete sociale ma soprattutto, di crescere nell’autostima.

Se una mamma mette sempre il naso su tutto, ti impedisce “di farti male“, alla lunga mina nel profondo la personalità del proprio figlio, facendo così convinto di non essere in grado di cavarsela da solo, lo rende profondamente timido ed insicuro.

Questa difficoltà si manifesta poi nelle relazioni sociali, faticherà tantissimo a creare un legame sentimentale, rischiando quindi la solitudine a vita.

Tempo fa l’università di Chicago fece una ricerca, dove risultò che la solitudine innesca uno strano meccanismo difensivo, chiamato per l’appunto “ipervigilanza da minaccia sociale“, cioè che a forza di essere soli si sviluppa una sorta di paura dell’altro, cercando di trovare sempre qualche possibile minaccia sociale.

Di conseguenza, però, si genera un circolo vizioso, dove più ci si isola e più ci si sente minacciati, e quindi ci si rintana ancor di più nella solitudine. Il classico cane che si morde la coda.

Un altra ricerca statunitense, questa volta presso un università dello Utah, ha evidenziato come la solitudine aumenti del 50% l’insorgere di malattie o comunque decadimento della salute fisica.
La solitudine fa male.

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Come sconfiggere la solitudine

Innanzi tutto, prima di provare a sconfiggere la solitudine bisogna saperla riconoscere.
La solitudine provoca dolore, è un sentimento pericoloso a cui bisogna cercare di non dare troppo ascolto.

Capire la propria solitudine è un passo fondamentale, utile innanzitutto a conoscere se stessi, a volte richiede un grande sforzo proprio perché, a volte, si ha paura di conoscere veramente chi siamo, i nostri pensieri.

Ecco, fare nostri questi pensieri e cominciare a capire la solitudine è il primo passo per affrontarla.
Negare la solitudine è come negare la nostra stessa esistenza.

In un famosissimo libro, “la terapia dell’amicizia“, lo psicoterapeuta californiano Loy McGinnis prova a spiegare come l’unico modo per porre fine alla solitudine sia sia quello di dare priorità alle amicizie, quelle vere.

Questo significa scegliere finalmente chi merita, e chi no, di restare nella nostra vita, in quel cerchio di fiducia dove poter approfondire le nostre relazioni e poter gestire le nostre emozioni.

Per restare nel tema delle amicizie, prova ad esempio a trascorrere più tempo con quegli amici con i quali condividi alcuni interessi come un hobby o la squadra del cuore.

Anche ascoltare un genere di musica ben preciso può aiutarti a frequentare di più persone con la stessa passione, ad esempio per l’hard rock o la musica metal.

Quando si condividono gli stessi interessi c’è la possibilità che il dialogo scaturi più facilmente, crei maggiori momenti di socialità, e questi momenti ti aiutano ad allontanare la solitudine, e quando ripensi a loro ti senti meno solo.

Un altro aspetto importante è quello di non aspettarsi mai nulla dagli amici, ma cercare di essere voi a dare qualcosa a loro, interessati su quello che fanno, sii gentile, aiutali nelle difficoltà, vedrai che in maniera naturale saranno poi anche loro a ricambiare questo affetto e queste attenzioni verso di te, aiutandoti quindi a sconfiggere la solitudine.

Un altro modo per sentirsi meno soli è quello di curare un hobby, qualcosa che allo stesso tempo tenga impegnata la vostra mente e vi gratifichi. Anche leggere un buon libro può aiutarvi a sentirvi meno soli

Se avete un giardino non avete che da scegliere, tra potare, sistemare i fiori, provare a seminare qualcosa, curare delle piante da frutto, o addirittura fare l’orto, sono tutte attività gratificanti, per il corpo e anche per la mente.

Ricordate poi che per quanti consigli possiate trovare in rete, la solitudine è soprattutto uno stato mentale, siete voi a dover far scattare quella molla interiore che vi permetta di dire “io sono stanco di essere solo”.

Solo così potete provare a contrastare questa situazione, cercando quindi amicizie perdute magari coltivando nuove possibili relazioni.

Alla prossima.

Psicologo veneto