Il condizionamento operante

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Il comportamentismo ed il concetto di condizionamento operante

In questo articolo proverò a spiegarvi il concetto di “condizionamento operante”, dove la mente umana può essere per certi modi plagiata per far si che ad un determinato stimolo corrisponda una reazione.
Un condizionamento psicologico quindi.

Un concetto che per chi si occupa di marketing è comune ed oserei dire fondamentale, pensiamo a tutte le pubblicità che ci dobbiamo sorbire tutti i giorni, online ed offline.

Il condizionamento operante è uno dei concetti alla base del comportamentismo in quanto è appunto un metodo di modifica del comportamento attraverso alcuni apprendimenti.

Valuteremo anche il senso di impotenza appreso in relazione allo stato depressivo, in quanto questo senso di impotenza interferisce con la motivazione ad affrontare i problemi della vita di ogni giorno e di avere una buona vita sociale.
La depressione nasce infatti anche dalla non reazione di una persona ai problemi, al lasciarsi andare perché “tanto non ci posso fare niente”.

Ecco quindi di cosa parleremo:


Le tre leggi di Thorndike

Verso la fine dell 800 un fisiologo russo, Ivan Pavlov, verificò come vi fosse una reazione nei cani sottoposti ad un certo stimolo.

In pratica, alla presenza ci cibo il cane comincia a salivare, e Pavlov provò per un certo periodo ad anticipare la ciotola di cibo con il suono di un campanello, per fare in modo che il cane associasse il suono della campanella al cibo.

Ebbene, dopo un po’ di tempo il cane salivava già alla presenza del suono, anche se non aveva ancora visto o annusato il cibo.
Era nato uno stimolo psicologico condizionato, e da questo principio di condizionamento si pongono le prime basi del comportamentismo.

Successivamente, uno psicologo statunitense, Edward Thorndike, prese spunto da Pavlov per approfondire ulteriormente gli studi, formulando infine le “tre leggi di Thorndike“.

Thorndike lavorò con i gatti al posto dei cani, ponendoli in gabbie che si potessero aprire solo facendo scattare alcuni meccanismi, e fuori dalla gabbia vi era il tanto desiderato cibo.

In questo caso non vi era uno stimolo esterno ma vi era da scoprire come uscire per poter mangiare.
Con il tempo i gatti avevano provato tutte le vie per uscire, sia quelle con esito negativo che quelle con esito positivo e con “l’esperienza” impararono ad usare solo quelle che gli permettevano di uscire e tralasciare le altre.

I gatti avevano scoperto ed imparato il concetto di condizionamento positivo e condizionamento negativo.

Thorndike quindi teorizzo le sue tre leggi:

  • legge dell’esercizio: L’apprendimento aumenta con l’esercizio
  • legge dell’effetto: un comportamento che porta effetti positivi tende a ripetersi
  • legge del trasferimento : a situazioni simili corrisponderanno comportamenti simili.


Skinner e il condizionamento operante

Anche un altro psicologo americano, Burrhus Frederic Skinner, riprese gli studi di Pavlov, ed il suo strumento di studio, fu un altra gabbietta con dentro una cavia (ratto da laboratorio), chiamata Skinner box.

La Skinner box altro non era che una gabbietta dove la cavia era libera di muoversi ed esplorare, e poteva anche compiere alcune azioni come premere una tasto o una leva.

Skinner box
La Skinner box

Oltre che con le cavie, i topi da laboratorio, Skinner fece un eseprimento anche con i piccioni usando lo stesso principio, cioè li mise in una camera di condizionamento operante dotata di stimoli, luminosi ed elettrici, e di una leva da premere con il becco per ottenere il cibo, cioè il rinforzo secondo il condizionamento operante di Skinner.

Taluni di questi comportamenti venivano quindi “rinforzati”, cioè ad una determinata azione corrispondeva sempre un premio (cibo).

Il condizionamento operante consiste proprio in questo: ogni volta che un comportamento viene in qualche modo premiato, questo tenderà a ripetersi via via più frequentemente.

Skinner condizionamento operante esempio:
Se avete dei figli piccoli già sapete che se chiedete loro di sistemare i loro giochi ed in cambio gli darete un piccolo regalo (caramella?) impareranno con il tempo che se lo fanno da soli potrebbero ricevere un premio.
Ad Azione corrisponde reazione, semplice no?

Il condizionamento operante funziona quindi secondo la “legge dell’effetto” di Thorndike.


I tre elementi di Skinner

Skinner dai suoi studi definì tre elementi distintivi:

1) Il rinforzo: il premio che aumenta la possibilità che una determinata azione si ripeta.

Il rinforzo a sua volta può essere classificato secondo:

  • Valenza: positiva o negativa, quindi rinforzo positivo e rinforzo negativo.
  • Bisogni: Se esso va a stimolare un bisogno primario o secondario diventa a sua volta rinforzo primario o rinforzo secondario
  • Frequenza: continua o parziale

I parametri del rinforzo invece sono:

  • Quantità: Più grande è il rinforzo, il premio, più veloce è l’apprendimento.
  • Tipo: il tipo di premio
  • Tempi: se il premio è immediato la sua efficacia aumenta.

2) La punizione: ha una azione immediata sulla diminuzione di un certo tipo di comportamento.

3) lo shaping: questo elemento rappresenta il modellamento del soggetto.

Infatti vengono premiate via via con ricompense maggiori quelle azioni che si avvicinano sempre più a quella realmente corretta.

Vorrei in particolar modo porre attenzione su di un particolare non da poco, cioè che il rinforzo negativo NON è la punizione.

Mentre la punizione serve a punire un azione che non si deve fare, il rinforzo negativo serve invece a far si che un comportamento venga ripetuto proprio per evitare gli effetti spiacevoli del rinforzo.


La punizione e le sue conseguenze

La punizione può portare a due tipi principali di effetto:

  • Risposta di fuga, cioè mi allontano dal “pericolo”
  • Risposta di evitamento, cioè che in futuro eviterò quella situazione

Questo secondo effetto può essere alla base di alcune fobie in quanto porta un individuo ad evitare certe situazione per la “paura di…”, e quando invece l’evitamento non è conseguibile si può arrivare al “senso di impotenza appreso” così come definito da Seligman.


Il senso di impotenza appreso

Lo psicologo Martin Seligman fece degli esperimenti sia su animali che su persone che portavano le “cavie” ad assumere un atteggiamento passivo di fronte ad un evento.

Uno degli esperimenti, ad esempio, consistette nel lasciare alcuni studenti in una stanza con rumori molto forti, e anche se premevano tutti i bottoni nella stanza il rumore non cessava.
Gli stessi studenti, se messi in un altra stanza con i medesimi rumori, non provavano nemmeno a disattivarli, assumevano perciò un atteggiamento passivo di fronte all’evento.

L’impotenza appresa fa si che pensiamo che non può essere fatto nulla per controllare un certo tipo di situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno, ed è il tipico atteggiamento verso la vita di chi soffre di depressione.


Conclusione

Vorrei concludere questo articolo con un mio aneddoto di quando ero bambino.
Quando avevo circa 10 anni avevo un gattino selvatico che girava attorno a casa, un giorno gli misi due tre crocchette su una ciottolina in giardino e rimasi distante a guardare.
Mangiò e se ne andò.

Il giorno dopo ne misi qualcuna in più e mi avvicinai un pochino.
Mangiò e se ne andò.

Nei giorni seguenti ne misi sempre di più e mi avvicinai sempre di più, finché un giorno mangiò dalla mia mano e riuscii ad accarezzarlo.

Aveva capito attraverso l’esperienza che non ero pericoloso ma che gli procuravo il cibo, e diventò il mio gatto.


Bibliografia

  • Martin E. P. Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero
  • Martini, G., Pear, J., Strategie e tecniche per il cambiamento. McGraw-Hill.
  • Luigi Traetta, Il cane di Pavlov. Storia del riflesso condizionato dalla fisiologia alla psicologia

Psicologo veneto

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