Effetti del Lockdown di Massa sulla Salute Psicologica delle Persone

Effetti del Lockdown di Massa sulla Salute Psicologica delle Persone

Effetti del Lockdown di Massa sulla Salute Psicologica delle Persone

L’isolamento sociale dovuto alla quarantena quali conseguenze porta sul benessere psico-fisico delle persone?

Il SARS-CoV-2 non è certo stato il primo virus nella lunga storia dell’umanità ad attaccare l’uomo ma, essendo ignoto, è un nemico per il quale ad oggi non abbiamo ancora sviluppato nessuna forma di immunità “di gregge”, oltre a metterci in difficoltà nella ricerca di un modo per trattarlo e contenerlo. La criticità iniziale ha creato una situazione di panico diffuso e generalizzato.

La paura è stata amplificata dalle narrazioni no-stop del numero di persone positive, dai quotidiani bollettini delle morti, dalla mancanza di un protocollo sanitario da seguire, dal sovraccarico degli ospedali, dalle difficoltà di tenuta del sistema sanitario. E dal generale senso di impotenza.

La diffusione della pandemia su scala planetaria ha spinto i legislatori ad adottare misure contenitive energiche per rallentare e contrastare in modo rapido ed efficace la diffusione del virus fino all’utilizzo di strumenti di contrasto “estremi” al fine di salvaguardare la salute fisica degli individui e mantenere la pubblica sicurezza.

Dal lockdown di massa messo in pratica civilmente in gran parte del globo, si è giunti fino a forme di contenimento inaccettabili come sparare sulla folla per costringere al coprifuoco, come è accaduto in alcuni paesi africani e non solo.

Conseguenze psicologiche della quarantena

A questi aspetti di cronaca, deve essere affiancata una approfondita riflessione sulle conseguenze psicologiche del lockdown.

Se infatti il SARS-CoV 2 è considerato da tutti il nemico principale da contrastare e vincere, l’isolamento sociale e le restrizioni alla libertà individuale degli individui è materia altrettanto pericolosa perché capace di indurre un senso di mancanza di controllo e potere sulla propria vita e stimolare quindi un vissuto di “prigionia” più o meno motivato.

A fianco di persone che hanno saputo utilizzare in modo creativo il tempo libero, recuperato grazie al lockdown, ve ne sono molte altre (la maggioranza) che hanno vissuto questo come una frustrazione ed una inaccettabile privazione del diritto fondamentale alla libertà.

I primi studi sembrano confermare che la quarantena da Covid-19 può avere un pesante impatto psicologico sulla salute mentale delle persone. Essa può scatenare anche sintomi psichiatrici (sia direttamente che indirettamente) su persone predisposte, come la depressione, l’ansia, la sindrome post traumatici da stress (PTSD), l’insonnia ed anche disturbi del sonno nei bambini.

A lungo termine gli effetti della pandemia potrebbero anche produrre un incremento dell’incidenza dei disturbi psichiatrici nella popolazione mondiale poiché molte sintomatologie possono slatentizzarsi anche parecchi mesi dopo la fine della quarantena.

Gli effetti potrebbero essere ancora più gravi e severi sulle persone la cui salute è più vulnerabile (ossia anziani e persone affette da patologie pregresse, fisiche o mentali, acute o croniche). Tuttavia la fragilità non è solo fisica ma anche psicologica (ad esempio gli individui più giovani come bambini ed adolescenti, le persone prive di una rete sociale di supporto, gli immigrati, le professioni di aiuto) e può richiedere un intervento di sostegno psicologico personalizzato.

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Conoscere i fattori predisponenti può servire per orientare gli strumenti di supporto da fornire alle varie fasce della popolazione, in base alle condizioni e all’età, in modo esteso e sistematico.

Il confinamento entro il proprio alloggio, la reclusione domestica prolungata obbligatoria, l’assenza di interazioni umane, l’eccessivo (spesso smodato) utilizzo dei mezzi tecnologici mediatici, la digitalizzazione del lavoro e della scuola, la maggior esposizione a forme di violenza domestica senza via di fuga, possono produrre un profondo senso di solitudine prima ancora che fisico, emotivo.

Il cervello umano è plastico ossia dotato della capacità di cambiare la sua struttura e funzionalità grazie alla presenza di neuroni in grado di modificarsi in base agli stimoli ricevuti dall’ambiente esterno e a seconda delle esperienze individuali vissute.

Tale dinamismo encefalico connesso all’attualità, risente inevitabilmente della solitudine da pandemia. L’isolamento sociale, ovvero il senso di solitudine percepito dal nostro cervello, può produrre fra le altre cose un peggioramento della risposta immunitaria e della qualità del sonno.

L’isolamento sociale modifica anche il modo di percepire la realtà quotidiana e può indurre lo sviluppo di manifestazioni fobiche ad esempio verso i posti affollati, i luoghi pubblici, le persone che manifestano tosse o raffreddore o che sono stati infettati, spingendo alla loro stigmatizzazione sociale.

Lockdown e problemi psicologici: categorie a rischio

Sono soprattutto gli operatori sanitari le categorie più colpite dagli effetti fisici e psicologici del lockdown in quanto più direttamente esposti alla possibilità di contagio da virus, osservatori diretti delle conseguenze dell’epidemia, chiamati a tollerare turni di lavoro stressanti, a contatto costante con la sofferenza, la precarietà e la morte.

Ciò può spingere il personale sanitario a sentirsi inadeguato per mancanza di dispositivi di protezione, per turni di lavoro lunghi e faticosi, per non veder ricompensati i propri sforzi professionali, per la perdita di colleghi ed amici.

Medici ed infermieri sono investiti in questo contesto di un faticoso ruolo salvifico e di iper-responsabilizzazione verso la società, che può portare come conseguenza ad adottare condotte disfunzionali quali la mancanza di empatia, l’assenteismo, l’abuso di sostanze, le basse performances professionali e a stimolare il senso di frustrazione nonché il timore di infettare i familiari rientrando a casa.

Le ferite emotive si possono ripercuotere a lungo sulla vita individuale, possono perdurare anche per anni dopo la fine dell’emergenza sanitaria rischiando di compromettere il benessere e l’efficienza lavorativa dell’operatore, favorendo nei casi estremi anche una Sindrome da Burnout.

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Come difendersi da pessimismo e solitudine da lockdown

Uno dei modi più efficaci per contrastare sentimenti dominanti come l’ansia, la paura, l’incertezza consiste nel diffondere informazioni accreditate, attendibili ed ufficiali circa le misure da adottare per contrastare la diffusione del virus e spiegarne l’utilità sociale. Garantire la comprensione della malattia e le motivazioni delle scelte politico-amministrative riduce l’incidenza dello stress.

Anche la comunità scientifica può contribuire in questo traducendo i concetti salienti in un linguaggio divulgativo capace di creare un clima di fiducia e trasparenza, oltre che stimolare la collaborazione delle persone responsabilizzandole. Sentirsi parte di una comunità allargata, cooperare, sostenersi reciprocamente, fare fronte comune contro un unico nemico, aumenta la resilienza sociale, ossia crea un senso di coesione e di identità condivisa.

Durante la crisi pandemica l’aiuto deve essere concentrato soprattutto per contrastare la paura e contenere gli effetti irrazionali rimanendo aderenti alla realtà. Mentre il post-crisi dovrebbe focalizzarsi soprattutto sulle persone che sono state colpite dal virus e su quelle più fragili, con un monitoraggio prolungato nel tempo.

Manuela De Luca, una psicologa a Torino, spiega come questa situazione ci sta facendo apprendere, in modo evidente e concreto quanto, in un mondo globalizzato, “piccolo” e sovraffollato, ogni singolo individuo possa avere un impatto diretto sull’intera società. Partendo da un’esperienza traumatica si può aprire un’opportunità di riflessione e di miglioramento personale in senso lato, magari grazie ad un percorso di psicoterapia.

La rinnovata consapevolezza della propria fragilità e della propria forza, nonché il reciproco confronto con gli altri sono ingredienti utilissimi per trovare risorse nuove e utili a fronteggiare situazioni critiche come quella che stiamo vivendo e che si rivelano sempre più di interesse globale per l’umanità.

Alla prossima

Psicologo veneto