Depressione da lavoro

Depressione da lavoro

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Lavoro e stress depressivo

Esiste una correlazione tra depressione e lavoro?
Dagli studi fatti sembrerebbe proprio di si, vediamo di capirne qualcosa su come funziona e come si può curare la depressione.

Innanzi tutto un po’ di numeri.
Sapete che in Italia circa il 12% di chi lavora soffre di una qualche patologia depressiva?

Questa percentuale abbastanza alta di lavoratori depressi si traduce in circa 20 giorni di assenza annui/medi per persona, e sembra che non importi che lavoro tu faccia, che tu sia manager, operaio o imprenditore, la depressione non guarda in faccia nessuno.

D’altro canto noi italiani possiamo ritenerci anche fortunati, perché la media europea è molto più alta, introno al 20%, questo probabilmente perché noi godiamo di molte più ore di sole rispetto ai paesi del nord Europa.

Le ore di luce e di sole infatti permettono al nostro corpo di regolare la produzione di melatonina, ormone responsabile del nostro ciclo sonno-veglia e quindi del nostro ritmo circandiano.
Da questo dipende molta parte del nostro benessere fisico e mentale.


Perché molti depressi sul lavoro?

La depressione sappiamo che si presenta sotto forma di tristezza, bassa autostima, paura di “non riuscire”, ma purtroppo, nonostante sia una patologia vera e propria, molti depressi preferiscono nascondere la depressione quando sono sul posto di lavoro per la paura stessa di perdere il lavoro.

Questo però non fa altro che peggiorare la situazione perché la depressione fa si che il rendimento sul lavoro subisca un calo drastico, in quanto la bassa autostima fa si che non si inseguano alti obiettivi e porta addirittura all’isolamento per la paura del confronto.
Potete ben immaginare che tali comportamenti sul lavoro non siano ottimali.

Se pensiamo poi anche agli effetti fisici della depressione allora il problema di avere un lavoratore depresso aumenta ancor di più, infatti con la depressione possono presentarsi l’insonnia e l’inappetenza, che indeboliscono la persona non solo nella mente ma anche nel fisico.

Inoltre, se pensiamo a come al giorno d’oggi la società moderna sia ultra competitiva, possiamo capire come portare il nostro stato depressivo al lavoro non può che essere peggiorativo, in quanto in un ambiente non conciliante l’ansia può giocare brutti scherzi e aggravare la patologia.

Tra l’altro sul lavoro possono anche presentarsi situazioni che per la patologia depressiva possono essere una vera manna, come lo stress troppo elevato o addirittura il mobbing.


E se il lavoro fosse causa della depressione?

A volte sono le stesse situazioni lavorative ad essere causa o concausa della depressione.
Ad esempio pensiamo a quante persone lavorino con passione, umiltà e dedizione sperando in una promozione e poi si trovano scavalcati dal cocco di turno.

A volte invece capita di essere presi di mira da un collega narcisista che pur di far carriera o farsi ben volere dai superiori non ci pensa due volte a calpestare i diritti e la dignità degli altri.

Oppure nei casi di precariato, quando il contratto viene rinnovato di tre mesi in tre mesi, o ancora nei casi di lavoro nei call center, dove il lavoro diventa non appagante.

Insomma, situazioni lavorative non agevoli come anche semplicemente non aver uno spazio per pranzare possono essere concause della depressione.

Un altro aspetto poi da valutare è il rapporto lavoro-famiglia.
Quanti lavoratori sono costretti a stare più del dovuto sul luogo di lavoro dovendo trascurare così la famiglia?

Se non siamo forti di carattere tutte queste situazioni possono essere destabilizzanti e se siamo predisposti a cattivo umore o stati depressivi allora potremmo essere categorie a rischio.

Per questo motivo infatti molte aziende, o perlomeno le più lungimiranti o facoltose, cercano di creare dei momenti e delle zone apposite di relax per i dipendenti, mentre per chi lavora lontano da casa si cerca di usare quando possibile il tele-lavoro.

Ricapitolando quindi, il lavoro può essere concausa di depressione in casi di:

  • Mancato raggiungimento di obiettivi
  • Lavoro lontano da casa
  • Lavoro precario
  • Mancanza di spazi dedicati per pause e pranzo
  • Lavori altamente stressanti
  • Lavori per nulla appaganti
  • Mobbing

Per finire, ricordiamoci quindi che un lavoratore felice è molto più performante di un lavoratore triste.

Alla prossima,
Lo Psicologo Veneto

Psicologo veneto