Categoria Psicologia della personalità

Disturbi della personalità, si possono curare?

Disturbi-personalità

Cosa sono i disturbi della personalità? esiste una cura?

Scopriamo insieme cosa sono i disturbi della personalità, come riconoscerli e se è possibile curarli.
Un esempio ne è il disturbo dissociativo della personalità, ne parlo nella sezione dedicata ai disturbi dissociativi.

Anche se non esiste una definizione univoca del termine “Personalità”, esso si può descrivere come l’insieme delle caratteristiche comportamentali ed emozionali che ci caratterizza: ciò che determina le nostre azioni, i nostri pensieri, le nostre decisioni ed il modo in cui viviamo le relazioni sociali ed ambientali.

La personalità è dunque ciò che ci rende unici.

Parte della personalità è innata e risiede nel nostro corredo genetico, mentre un’altra parte è il risultato delle esperienze e delle vicissitudini che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra vita.

Una personalità ricca di strategie comportamentali da adottare in base al contesto della vita quotidiana è utile per poterci rapportare ad un ambiente complesso e ricco di continui cambiamenti, consentendoci di vivere bene all’interno della società.

Se soffriamo del disturbo di personalità, è perché manchiamo proprio di questa flessibilità: presentiamo stili di comportamento univoci ed estremamente rigidi che non ci permettono di gestire in modo consono le varie situazioni che si presentano.

Il modo di relazionarci è quindi pressoché unico: rimaniamo rigidi nel nostro modo d’essere senza calibrare pensieri ed atteggiamenti in base alle circostanze che si presentano, ritrovandoci a vivere nello stesso modo situazioni differenti. Ecco allora che saremo, ad esempio, sempre diffidenti e freddi sia che ci troviamo in un contesto effettivamente poco sicuro, sia che viviamo un momento di assoluta tranquillità con amici o in contesti tranquilli e divertenti.

E’ facile intuire come ciò generi una grande difficoltà nella gestione del rapporto con gli altri, provocando inevitabili reazioni negative da parte delle persone con cui ci relazioniamo.

Questo disturbo genera dei tratti così stabili nel carattere, che spesso non ci rendiamo conto del disagio che provoca negli altri e non percepiamo assolutamente i nostri comportamenti come inopportuni, anzi, ci sentiamo vittime di una situazione che abbiamo causato noi stessi. Questa inconsapevolezza rende ancora più difficoltosa un presa di coscienza del problema, e molto spesso sono proprio i familiari o gli amici più stretti a cercare un eventuale, quanto necessario, percorso di aiuto.

Il disturbo di personalità si può manifestare già dall’infanzia, e rimanere stabile durante il corso di tutta la vita permanendo anche in età adulta.

Cura e trattamento

Il primo obiettivo di un trattamento di un disturbo di personalità è la cura di sintomi come ansia e depressione, e in questo può aiutare un trattamento farmacologico.
Antidepressivi e anticonvulsivi aiutano nel ridurre la depressione e i momenti d’ira con condotta impulsiva.

In ogni caso la cura farmacologica può intervenire sui sintomi del disturbo borderline della personalità, ma non sulle cause.
E’ stato riscontrato che alcune terapie psicologiche o psicoterapie possono essere efficaci nella cura di persone affette da questi disturbi di personalità.

In tempi passati la psicoterapia non era tenuta in considerazione fra i possibili trattamenti per i disturbi della personalità, ma alcuni studi hanno affermato che la terapia cognitivo-comportamentale è funzionale per la cura di pazienti con questo disturbo.

Ovviamente non si può pensare che con due sedute si possa curare un disturbo della personalità, un trattamento che possa portare risultati, magari con una cura senza usare farmaci, dura almeno alcuni mesi.

Parlando di Disturbo di Personalità si può dire che questo tipo pazienti in qualche modo divisi e ed impulsivi, sono in realtà bisognosi di affetto perché alla ricerca di colmare una loro mancanza.
Essendo individui buoni o cattivi a seconda del loro umore tendono ad avere problemi nelle relazioni, in cui si trasformano da vittime a carnefici.
Capita che queste persone facciano uso di sostanze o soffrono di disturbi alimentari e possono arrivare ad essere autolesionisti.

Per modificare la loro personalità la psicoterapia richiede quindi molto tempo, e non in tutti casi può andare a buon fine.

Psicologia dell’abbigliamento

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Il nostro stato d’animo, il nostro umore, il modo con cui affrontiamo le giornate è spesso legato al nostro modo di vestire: la psicologia dell’abbigliamento.

Come scegliamo di vestirci al mattino dipende sempre da come stiamo psicologicamente, da come vogliamo affrontare la giornata.
Ecco in sintesi cos’è la psicologia dell’abbigliamento.
Secondo uno studio della professoressa di psicologia Karen Pine quello che le donne indossano è indice dello stato d’animo di quel giorno. Nei giorni in cui l’umore è un po’ giù ci si veste in maniera sciatta, svogliata, se invece sono di buon umore scelgono il vestito preferito o comunque si vestono bene.

Questo perché quando ci si sente bene si tende a curarsi di più di noi stessi, del nostro corpo e del nostro aspetto. Fateci caso, quando avete l’influenza a come curate il vostro corpo.

Vestirsi in un certo modo tende ad appagare il nostro desiderio di apparire, perciò se siamo giù di corda tendiamo a vestirci “normali”, quasi a confonderci nella folla. Questo vale anche per tutti gli ornamenti, orpelli e accessori vari, dalle scarpe alle collane, dalle sciarpe alle borse.

Sempre secondo Pine :
“i jeans, nell’immaginario collettivo, non donano a tutti, perché possono dare un aspetto dimesso e poco curato. Possono così essere associati all’idea di non dare molta importanza a ciò che si indossa. Le persone depresse perdono appunto interesse in ciò che indossano e spesso non hanno nessuna intenzione di spiccare grazie al loro aspetto. Ecco perché la correlazione tra sentirsi depressi e indossare jeans può avere un senso. Ciò che la ricerca vuol mettere in evidenza non è tanto il significato in sé dell’indossare i jeans, ma il fatto che noi comunichiamo la nostra felicità anche attraverso i vestiti”.

Tratto da “FLEX: Do Something Different. How to use the other 9/10ths of your personality”, Università di Hertfordshire, January 2012.

Psicologia dell’abbigliamento: quello che indossi è più importante di quel che pensi

Abbiamo quindi capito che il modo in cui ci vestiamo influenza il nostro stile di vita, è un po’ una specie di condizionamento operante che modifica i nostri comportamenti e modo di vestirsi sulla base delle risposte esterne.

I vestiti che decidiamo di indossare interagiscono nella nostra vita sociale, nel senso che ogni tipo di abito influisce positivamente o negativamente sul modo in cui gli altri ci considereranno, sulla percezione che avranno di noi.

Un esempio classico è il colloquio di lavoro. Sbaglio o quando avete un colloquio importante cercate di mettervi in ghingheri? Indossate “l’abito della domenica”, o vi truccate meglio, se siete uomini vi curate la barba e mettete la cravatta. Insomma, l’abito aiuta a far bella figura, e se “l’abito non fa il monaco”, poco ci manca.

Il modo di vestirsi non influisce solo sulla percezione che gli altri hanno su di noi, ma anche su noi stessi.
Pensiamo ai supereroi, perché mettersi mutandoni rossi e mantello se non fosse che ci fa sentire più forti?

E da piccoli, voi uomini, avete mai indossato la maglia del vostro calciatore preferito? Non vi faceva sentire anche voi dei campioni al campetto con gli amici?

Sempre Kare Pine ha svolto degli studi anche in tal senso, praticamente un campione di studenti indossando una t-shirt di superman hanno mostrato una percezione di “aumento delle prestazioni”. Vero o no non importa, è la percezione che conta.

Tutto questo per arrivare alla conclusione che le nostre percezioni sono influenzate dal significato simbolico che attribuiamo (senza esserne consci) ad uno stimolo visivo, come ad esempio la maglietta di un calciatore.

Rammentate questo concetto quando dovete affrontare una prova impegnativa, vestitevi con abiti “stimolanti”, sia per voi che per il vostro interlocutore.
Usate quindi l’abbigliamento come uno strumento per entrare in empatia con un determinato target di persone.

Oltre al vestiario poi si può proseguire parlando di ornamenti.
Per molti autori e studiosi, la principale motivazione che ci spinge a decorarci di colori e orpelli vari deriverebbe dal naturale istinto/necessità di imporsi sessualmente.
L’abbigliamento diventa espressione di un messaggio.

Fin a partire dai popoli più primitivi, l’ornamento è sempre stato un modo di comunicare, sia a noi stessi, per sentirci migliori, che verso gli altri, un po’ per vincerli, un po’ per conquistarli.

Abbigliamento e narcisismo

Un altro aspetto importante da considerare su abbigliamento e psicologia è la correlazione tra abbigliamento e narcisismo.

Infatti, un modo per per capire se una persona è narcisista è anche dal suo abbigliamento.
Si sa che i narcisisti amano apparire, essere al centro dell’attenzione, per cui una persona con questa personalità si sentirà “obbligato” a vestirsi sempre alla moda.

Dimmi come ti vesti e dirò chi sei.

Purtroppo è così, l’apparenza oggi è quello che conta.
E’ più facile ottenere qualcosa come favori, aiuti o altro se ti presenti bene, se sei vestito elegante ed “appari”.

Durante uno studio, gli psicologi sociali Rob Nelissen e Marijn Meijers, hanno evidenziato che degli impiegati erano più collaborativi verso colleghi che vestivano elegantemente, i quali ricevevano più facilmente la cooperazione degli altri.

Libro consigliato:

Psicologia dell’abbigliamento di John Carl Flugel
E’considerato un testo fondamentale per alcuni aspetti:

  • E’ il libro più originale e profondo sugli aspetti psicologici della moda;
  • Applica la teoria psicoanalitica al fenomeno della moda;
  • Lancia previsioni esatte sull’evoluzione della moda.

Scopri altri libri interessanti sulla psicologia.

Alla prossima, lo psicologo Veneto