Categoria Psicologia della personalità

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Brevi recensioni di alcuni utili libri sulla psicologia umana.

Perché leggere un libro di psicologia? quali sono i più ricercati?


Lasciando da parte i libri legati allo studio universitario usati nelle varie facoltà di psicologia , esiste un mercato misto di libri seri, semiseri e meno seri che trattano temi importanti.
Esistono ad esempio libri sulla psicologia comportamentale o ancora libri di psicologia sull’amore.

A che pro?
Per migliorare la conoscenza di se stessi, per imparare a gestire le nostre emozioni, per l’auto cura e la crescita personale.

Questa piccola guida non vuole essere una classifica, non vi parlerò dei “migliori libri di psicologia 2019” come magari troverete in altri blog e/o forum, vi segnalo semplicemente alcuni libri che ritengo utili o scritti bene, tutto qua.
E niente link verso fantomatici siti per acquistare, questo lo deciderete solo voi, se e quando.

Ecco quali recensioni potete trovare in questa pagina:


Libri di psicologia comportamentale


Corpo, immaginazione e cambiamento

Corpo, immaginazione e cambiamento
Autori: Giancarlo Dimaggio, Paolo Ottavi, Raffaele Popolo, Giampaolo Salvatore


Autori: Giancarlo Dimaggio, Paolo Ottavi, Raffaele Popolo, Giampaolo Salvatore

Questo libro di Psicologia clinica è un vero e proprio “manuale” di tecnica psicoterapeutica, scritto in maniera molto chiara, con pratici esempi ricorrendo a casi clinici con relative analisi e terapie suggerite.
Per certi versi è un vero e proprio metodo di psicoterapia cognitivo-comportamentale.
Viene trattato il modo con cui interagire con il paziente per riuscire a fargli scoprire il proprio mondo, quell’io interiore difficile da scovare e interpretare.


Nessuno è perfetto. Strategie per superare il perfezionismo

Nessuno è perfetto. Strategie per superare il perfezionismo
Autori: Martin M. Antony e Richard P. Swinson

Nessuno è perfetto. Strategie per superare il perfezionismo
Autori: Martin M. Antony e Richard P. Swinson

Avete mai avuto a che fare con un perfezionista? Uno di quelli che critica tutto e tutti perché vuole la perfezione assoluta arrivano a criticare fortemente anche se stesso? No? Beati voi.
Questo libro aiuta a comprendere come funzionano talune dinamiche nella mente di un perfezionista, ne parla in maniera leggera e a tratti direi anche con il cuore, tuttavia sempre in maniera scientifica, precisa e rigorosa.
Il perfezionismo è una forma patologica, denota rigidità verso gli altri e se stessi, ed il libro ne evidenzia e analizza gli aspetti comportamentali; inoltre nel libro vengono affrontate altre patologie (ansia, depressione, disturbi alimentari e altri disturbi) che possono coesistere o coadiuvare la patologia del perfezionismo. Una parola? Essenziale.


Libri di psicologia sull’amore


La Psicologia dell’Amore

La Psicologia dell’Amore
Autore: Vera Slepoj

L’amore affrontato seguendo storia, mitologia e cultura, passando da Platone a Freud fino all’uso moderno di internet.
Questo libro ci insegna e racconta come l’amore non è solo un sentimento puro e incontrollabile, ma è soprattutto frutto e figlio dell’epoca in cui si vive, è legato in maniera indissolubile agli aspetti sociali dei tempi. L’amore inoltre è anche una necessità biologica di riproduzione consapevole e anche questo aspetto viene affrontato nel libro.
Una buona lettura, se non altro per imparare cos’è l’amore visto dalla parte più nobile del sentimento.


L’arte di amare

L’arte di amare
Autore: Erich Fromm

Un libro che definirei “pietra miliare”, che non può assolutamente mancare in una biblioteca personale, un libro che negli anni settanta ha contribuito a diffondere la tesi dell’amore come veramente dovrebbe essere : “Rispetto significa desiderare che l’altro cresca e si sviluppi per quello che è.”

“L’arte d’amare” è un libro che da speranza e infonde un insegnamento da non dimenticare, cioè che si può imparare ad amare e che non è mai troppo tardi.
L’amore non è da scambiare con il nostro bisogno di amore, bensì con l’amore che noi possiamo dare, e soprattutto il vero amore richiede umiltà.
Insomma, amare non è per tutti, ma si può imparare se davvero si vuole.


Libri di psicologia per capire se stessi


Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici

Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici
Autore: Daniel Goleman

Le componenti emotive guidano le nostre azioni, sempre. Questo è un dato di fatto.
Anche le azioni più razionali e motivate hanno una base emotiva.
Questo libro esplora i meccanismi che sono alla base delle nostre emozioni, ne analizza i comportamenti per farci capire dove le nostre emozioni ci possono portare se controllate con la giusta consapevolezza.

Dopo aver letto questo libro ogni lettore può comprendere meglio le proprie emozioni, capirne la natura e guidarle consapevolmente per migliorare la propria esistenza e raggiungere gli obiettivi prefissati.
In fondo noi siamo le nostre emozioni, senza di esse non saremo noi stessi, impariamo ad amarle, e a controllarle.


Autoanalisi.
Una via per scoprire se stessi e affrontare positivamente la vita

Autoanalisi.
Una via per scoprire se stessi e affrontare positivamente la vita
Autore: Raffaele Cavaliere

Un vero e proprio percorso guidato verso l’auto-comprensione di se stessi, rende il lettore conscio dei suoi limiti ma anche delle sue potenzialità, donandogli armi e difese per affrontare meglio la vita. Realizzare veramente ciò che siamo è molto difficile, possiamo essere forti ed affrontare i problemi senza batter ciglio, ma la conoscenza del nostro io interiore può essere un ulteriore passo per migliorare il nostro modo di essere e di porci.


Libro sul tradimento


Amore, fedeltà, bugie e tradimento. Come vivere bene le relazioni e sopravvivere a crisi e rotture

Amore, fedeltà, bugie e tradimento. Come vivere bene le relazioni e sopravvivere a crisi e rotture
Autore: Katie Figes

Libri sul tradimento

Un libro controverso, che scatena anche reazioni diverse tra i lettori, i quali si schierano tra chi da ragione all’autrice e chi invece ne condanna le idee perché ritengono sia troppo “buonista” con i traditori.

In realtà questo libro analizza senza censura il tradimento vissuto da una coppia, prende in esame la monogamia e ciò che essa rappresenta e da essa ne desume delle soluzioni, o almeno ci prova, per gestire i momenti di crisi di una coppia ed al manifestarsi del tradimento.

L’autrice parte dalla sua esperienza, dalle storie raccontategli dai suoi pazienti e ci aiuta a guardare diversamente il tradimento, senza fare moralismi e senza preconcetti ma semplicemente dal punto di vista razionale.

Ne emerge un fatto unico, cioè che il traditore è in realtà la persona più fragile all’interno della coppia, che il perdono sarebbe la ricetta ideale per reinstaurare il rapporto di coppia ma deve essere una scelta fatta consapevolmente, accettando il passato senza se e senza ma.
Si ricomincia e basta.

Come detto prima, questa conclusione scatena reazioni diverse da parte di chi legge, in quanto la società contemporanea vede chi tradisce come un “maledetto bastardo”, mentre l’autrice lo inquadra come la vera vittima.


Libro sulla depressione senile


DEPRESSIONE NELL’ETA’ SENILE

DEPRESSIONE NELL’ETA’ SENILE
Autori vari
pubblicato da Steven P. Roose, Harold A. Sackeim

Libri depressione

La prima cosa che colpisce quando si legge questo libro? La scorrevolezza.
Si, un libro bello da leggere, semplice nella sua esposizione quanto completo e tecnico, insomma, ne vale la pena.

Questo perchè i due editori hanno invitato alla scrittura del libro vari geriatri, anzi, psicogeriatri, che hanno contribuito alla stesura sulla base della loro esperienza, assegnando ad ognuno di loro un argomento dove fossero “forti”.

Assegnando in tal modo gli argomenti sulla base delle competenze ne è uscito un vero e proprio vademecum per la depressione senile, sia per la qualità delle informazioni che ne scaturiscono che per la qualità.

Breve conclusione

Con questo breve articolo non voglio assolutamente dire che questi siano i migliori libri in circolazione, ma tra i tanti questi (e tanti altri) hanno un senso di essere letti, hanno un loro cuore ed una loro anima, insegnano qualcosa di positivo e cercano soluzioni.


Libro sui disturbi del sonno


Trattamenti comportamentali per i disturbi del sonno. Manuale completo e protocolli terapeutici

Trattamenti comportamentali per i disturbi del sonno. Manuale completo e protocolli terapeutici
A cura di M. Perlis, M. Aloia, B. Kuhn

Libro-disturbi-del-sonno

Trattamenti comportamentali per i disturbi del sonno” è un vero e proprio manuale di medicina – psicoterapia, una guida per chi vuole approcciare tecniche di terapia cognitivo comportamentale per trattare i disturbi del sonno, soprattutto i disturbi del sonno nell’infanzia, come ad esempio il pavor notturno.

Lungo circa 400 pagine ma per nulla dispersivo, è suddiviso in tre parti:

  • protocolli per il trattamento dell’insonnia.
  • protocolli per la terapia e il miglioramento dell’aderenza al trattamento dei disturbi intrinseci del sonno
  • protocolli per il trattamento dei disturbi del sonno in età pediatrica.

A sua volta, per semplicità d’uso e di consultazione ogni area è suddivisa in capitoli che riguardano ad esempio le indicazioni generali o la spiegazione delle tecniche psicoterapiche.

E’ un manuale molto ricco di spunti, ben fatto, che mette i puntini sulle “i”, tratta molto, ma molto bene il tema dei disturbi del sonno in età pediatrica e adolescenziale, il che dovrebbe farne un utile manuale non solo per psicoterapeuti ma anche per i pediatri, se non altro come manuale di consultazione.


Libro su malattie psicosomatiche

malattia e Destino -Il valore e il messaggio della malattia

Titolo: Malattia e destino – Il valore e il messaggio della malattia
Autore: Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke

Malattia e Destino - il valore e il messaggio della malattia
Book Cover Top View Mockup by Anthony Boyd Graphics

Questo libro rappresenta in forma scritta il pensiero di molti psicologi, filosofi, medici, e cioè che alla base di molte malattie vi sia un problema psicologico, che le malattie quindi hanno origine sopratutto psicosomatica.

Le malattie a volte sono infide e bastarde, ma non mentono mai, quello che ci dicono è sotto ai nostri occhi, sta a noi capire il messaggio.
Thorwald in questo libro ci insegna che la malattia prima di combatterla bisogna capirla, interpretarla.

Ecco un brevissimo estratto sull’allergia:

Negli allergici la giusta difesa viene portata agli estremi. L’allergico si costruisce un’armatura e vede nemici dappertutto. […] l’allergia è espressione di forte difesa e aggressività repressa nel corpo. L’allergico ha problemi con la propria aggressività, che però in genere non ammette di avere e quindi neppure vive consapevolmente.”

“Malattia e Destino”, Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke

Avete letto bene?
Thorwald e Dahlke ci parlano di aggressività repressa, quindi di somatizzazione, di problemi sepolti, di stress che da qualche parte deve sfogare.

In questo modo il libro “Malattia e destino – Il valore e il messaggio della malattia” ci guida verso una consapevolezza che possiamo essere pazienti di noi stessi, non dobbiamo solo limitarci ad “ascoltare il dottore”, ma possiamo provare ad iniziare il processo di guarigione partendo da noi stessi, dal nostro io interiore.

Per Thorwald e Dahlke il sintomo fisico ha sempre origine nella nostra coscienza, rovesciando il concetto di “mens sana in corpore sano”, e ci sottopongono anche una casistica con le giuste domande da porsi, come ad esempio “cosa vuole dirci un cuore che si ammala”?

Non è una lettura semplice, bisogna essere pronti dal punto di vista
filosofico, bisogna essere in sintonia con questo modo di pensare, ma è una lettura comunque consigliata.


Libro sul condizionamento operante

Il cane di Pavlov.
Storia del riflesso condizionato dalla fisiologia alla psicologia

Titolo: Il cane di Pavlov.
Storia del riflesso condizionato dalla fisiologia alla psicologia
Autore: Luigi Traetta

Questo libro cerca di analizzare gli studi di Pavlov sul riflesso condizionato, da cui lo psicologo amenricano Frederic Skinner ha poi preso spunto per i suoi esperimenti sul condizionamento operante.

Pavlov è uno dei primi a dedurre come una forma semplice di apprendimento per associazione di eventi porta a risposte di tipo riflessivo.

Nel libro vediamo come nei suoi esperimenti Pavlov misurava la salivazione dei cani che usava per gli esperimenti in quanto, anche se dipende dall’apparato digerente, la salivazione a volte cominciava anche prima di toccare o addirittura vedere il cibo.

Bastava che la situazione fosse simile (rumore della ciotola, la visione di chi di solito gli porta il cibo, ecc.) ed il cane capiva che stava arrivando da mangiare e cominciava quindi la salivazione anticipata.

Il cane imparava per associazione, questa fu la grande scoperta di Pavlov sugli stimoli condizionanti.


Alla prossima,
Lo Psicologo veneto.

narcisismo patologico

narcisismo-patologico

Il narcisista perverso: come riconoscere una personalita narcisistica


Narciso, chi fu costui?

Il termine “narcisismo” deriva dalla storia del mito greco di Narciso.
Narciso era un giovane bello e affascinante che secondo il mito rifiutò l’amore della ninfa Eco.
Per punizione Narciso fu destinato a innamorarsi perdutamente e per sempre della propria immagine riflessa nell’acqua.


Innamorato di se stesso insomma, vi dice niente?


Narciso, non potendo rendere il suo amore reale, fisico, vivo, si specchia nell’acqua per ore e ore fino a perdersi e alla fine viene mutato in un fiore, quello che ancora chiamiamo narciso e spunta con l’inizio della primavera.

narciso quindi è sinonimo di eccessivo amor proprio, problema che solo recentemente è stato riconosciuto dal punto di vista psicologico, mentre il narciso perverso diventa una manipolatore crudele solo per soddisfare il suo ego

Il narcisismo patologico fa si che Il narcisista perverso è bugiardo, manipolatore e presuntuoso, si sente migliore degli altri, ma soprattutto è cattivo, proprio perché perverso.
Manipola gli altri a suo vantaggio, ti fa compiere azioni convincendoti che siano per il tuo bene mentre è solo per scopi puramente personali.

Il narcisista perverso non si sente mai in colpa, fa finta di amare e usa il ricatto affettivo (“fallo per me, se mi ami”) per ottenere quel che vuole.
Ma cosa fa veramente un narcisista perverso?

  1. Usa, come detto prima, il ricatto affettivo in maniera subdola, accompagna spesso le sue richieste con “se mi ami”, non ha pietà della sua preda perché in realtà ama solo se stesso.
  2. E’ invadente. Si impiccia sempre degli affari dell’altro cercando di influenzarne sempre le scelte.
  3. Mira a denigrare il partner, con l’obiettivo i annientarne l’autostima, avendo così il pieno controllo delle decisioni.
  4. E’ gentile quando serve… a lui. Insomma, vi lusinga, vi fa regali, ma solo per abbindolarvi.
  5. Vi scarica addosso tutte le colpe di eventuali problemi, anche di coppia.

Quando siamo di fronte ad un manipolatore perverso ce ne accorgiamo dalle critiche continue, dal modo anche troppo gentile in certi momenti prima di fare richieste, dal modo che ha di umiliare il partner di fronte ad altri.

Insomma, una persona che definire cattiva è il minimo.


Significato di narcisismo

L’enciclopedia Treccani definisce il narcisismo l’atteggiamento di una persona che mette se stesso al centro disprezzando invece gli altri.
Il termine narcisismo fu introdotto nel 1898 in ambito sessuologico dallo psichiatra tedesco H. Ellis (1859-1939).

Sempre secondo Treccani, in psicoanalisi il narcisismo può anche essere definito come uno stato normale, che solo quando interferisce in modo serio con la relazione affettiva (e sociale), allora può sfociare in patologia.

Narcisista significato:
In Psichiatria invece può essere considerato come un disturbo della personalità (esibizionismo, sfruttamento degli altri, manipolatore).

In sintesi il narcisista altro non è colui che si dedica pienamente a se stesso in maniera maniacale, e culmina in narcisista patologico perverso quando usa gli altri per ottenere gratificazioni proprie.
Vero è che un po’ narcisisti lo siamo tutti, il passo per diventare problema psicologico è quando l’esagerazione diventa normalità e quindi si trasforma in disturbo narcisistico patologico


Il disturbo narcisistico della personalità

Secondo il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (link wikipedia) il disturbo narcisistico della personalità prevede che il narcisista si senta ammirato, si sente migliore e manca di empatia.

Esso tende ad essere invidioso, sente di essere speciale e pensa di poter fare meritare più degli altri alcuni privilegi, sfrutta gli altri a proprio vantaggio, vuole sempre essere al centro dell’attenzione e in caso di critiche tende a reagire bruscamente o rabbiosamente.

Il narcisista tende a non prendersi responsabilità (“vedi, colpa tua, come sempre..”) e sono competitivi.

Il narcisista è una persona che cura particolarmente l’abbigliamento e ci tiene alla sua forma fisica, motivo per cui frequenta spesso palestre o segue una dieta per tenersi in forma.

Un narcisista vuole sempre essere al di sopra degli altri, ecco perché compete per essere il migliore, ma nel competere diventano instabili e impulsivi, agendo quasi sempre al di sopra delle righe o fuori da ogni regola.

Statisticamente, Il disturbo narcisistico della personalità colpisce in maggior parte i maschi, e sembra che la maggioranza dei casi avvenga in paesi dove il capitalismo (soldi e potere) è più sviluppato.


Narcisismo e dipendenza affettiva

Narcisisti non sempre si nasce, spesso lo si diventa, e spesso succede quando nel nostro cuore vivono sentimenti di rabbia e odio.

L’odio è una difesa, un metodo per “ergere un muro” contro possibili minacce, reali o emotive che siano, in quanto anche un dolore sentimentale è minaccia, anzi, per il narcisista è LA minaccia.

Odio, dicevamo, ma quando lo incontriamo per la prima volta?
L’odio è un sentimento che abbiamo dentro, e quando un bambino cresce in un ambiente malsano, senza cure, violento o anche semplicemente in un ambiente familiare senza amore, matura con il tempo il sentimento dell’odio, alimentato dalle paure vissute.

Tutto questo sviluppa nel bambino, l’adulto che verrà, un sistema di “allarme” verso le minacce e la ferita narcisistica subita con l’abbandono a se stesso verrà sempre vissuta come un torto, il quale alimenta l’odio interiore.

A quel punto, il muro di cui dicevo prima diventa una difesa, ma al tempo stesso è l’arma del narcisista perverso, perché questo odio permette all’individuo narcisista di difendersi da eventuali nuove esperienze di abbandono che potrebbero sorgere con le relazioni.

Un bambino però non può comunque odiare una madre, o almeno non solo.
C’è sempre un rapporto di odio/amore, perché comunque in caso di necessità è a lei che ci si rivolge, e qui nasce il paradosso della dipendenza affettiva: Ti odio, ma ti amo perché ho bisogno di te.

E poi, nasce il narcisista, con la voglia di vendicarsi, di poter essere dalla parte del più forte, di avere il potere di poter rifiutare senza essere rifiutati.


Narcisismo e disturbi sessuali

Il narcisista non è mai innamorato.
Partiamo da questo punto di partenza.
Per il narcisista l’altra è solo un oggetto, un mezzo per arrivare a secondi fini, una persona da controllare come un gioco.

Quando deve corteggiare per raggiungere il cuore del suo obiettivo può sembrare innamorato, ma non lo è, e usa tecniche di corteggiamento sopraffine per catturare la sua preda.
Una volta conquistato “l’oggetto del desiderio” il narcisista passa alla fase finale del rapporto sessuale, per poi tornare a disinteressarsi completamente della preda. A volte addirittura scompare.

Il problema del narcisista è proprio questo, non riesce a farsi coinvolgere emotivamente, ha una forte eccitazione ma non è emotivamente coinvolto, e questo può essere per lui frustrante perché non riesce mai ad entrare in quella sfera di intimità con il partner.
Per lui, l’altra è solo un oggetto, il narcisismo perverso non perdona.

Il narcisista innamorato quindi non esiste, il narcisista in realtà appare innamorato, ma sta bellamente fingendo, vi fa solo credere di essere innamorato, ma il narcisista innamorato non lo sarà mai, lo fa solo per soddisfare il proprio ego personale.

Forse il narcisista innamorato però esiste, ma solo perchè è innamorato di se stesso.


Narcisismo e feticismo

Il narcisista perverso è un esibizionista, il sesso è per lui un modo per sentirsi appagato, per conquistare, anche se è sposato commette adulterio e quando le loro vittime non li appagano più, spariscono senza rimorsi.

A volte capita che il narcisista perverso sia anche feticista.
Ricordo che il feticismo è una parafilia, e come tale si può più facilmente trovare laddove esiste una personalità perversa come appunto quella del narcisista perverso.

Nel narcisista perverso il feticismo si può manifestare per l’appunto con l’umiliazione del partner durante i rapporti sessuali.


Narcisismo patologico sintomi e cause

In breve, i sintomi si possono sintetizzare in:

  • Sentirsi speciali e migliori degli altri
  • Pensare di avere peculiarità uniche
  • Voglia di potere
  • Non sentirsi sufficientemente apprezzati
  • Sfruttamento degli altri
  • Invidia
  • Mancanza di empatia
  • Difficoltà a regolare le emozioni.

Le cause invece le possiamo sintetizzare così:

  • Fattori ereditari (carattere familiare)
  • Fattori ambientali: poche cure (mi arrangio da solo).
  • minacce esterne
  • (autodifesa)

A cosa può portare il disturbo del narcisismo patologico?

Un narcisista difficilmente riesce a integrarsi in società, trova difficoltà ambientali sia nel lavoro che nelle relazioni sociali, il suo sentirsi migliore lo esclude anche per sua voglia, e le poche relazioni che riesce a intrattenere sono solo per opportunità.

Spesso un narcisista reagisce rabbiosamente quando non viene preso in considerazione, o almeno non quanto lui pensi di meritarsi, e anche per questo tende ad essere isolato da amici e colleghi.
Reazioni del genere possono anche costare caro, sul lavoro possono arrivare provvedimenti disciplinari e licenziamenti a causa del disturbo narcisistico, e in ambiente famigliare si può arrivare ad esempio al divorzio dopo aver logorato il rapporto di coppia.


Si può curare il Disturbo Narcisistico di Personalità?

Come curare un narcisista?
Di solito quando un narcisista si presenta ad una terapia da uno psicologo è proprio perché ha subito una sconfitta, professionale o sociale che sia, come ad esempio la perdita del lavoro a causa del suo modo di fare.

Quando si presentano quindi non si manifestano come narcisisti, ma esprimono i loro sentimenti negativi per non riuscire a “farsi capire”.
Spesso sono colti da depressioni o attacchi di panico, soffrono di insonnia e/o incubi, e a volte sfociano nell’alcolismo.


come curare il narcisismo?
Uno dei modi per curare il disturbo narcisistico consiste nell’usare la terapia cognitivo-comportamentale, cercando di riportare alla realtà il narcisista ristrutturando il suo modo di pensare in modo da attenuare le aspettative nei suoi confronti. Curare un narcisista si può, basta volerlo.


Come riconoscere un narcisista?

Abbiamo visto che il disturbo del narcisismo si può curare, ma prima dobbiamo renderci conto di avere il problema o dobbiamo saper riconoscere che il nostro compagno è affetto da narcisismo.

Le caratteristiche psicologiche di un narcisista le abbiamo elencate prima, ma come facciamo a capire se la persona con cui ci relazioniamo ha effettivamente un disturbo narcisistico?

Innanzi tutto dovremmo vedere un comportamento diverso tra quando siete soli con lui e quando siete in pubblico, con amici o parenti.

Il narcisista quando siete soli con lui sembra anche gentile ed innamorato, mentre in pubblico tende ad esaltare se stesso e denigrare il partner, e questa esaltazione dell’io la pretende anche dal partner stesso.

Tendenzialmente se hai a che fare con una persona che soffre di narcisismo dovresti riconoscerla perché:

  • Sei abituata ad arrangiarti, perchè se hai problemi non hai mai potuto contare su di lui
  • Le tue necessità vengono sempre dopo le sue
  • La tua autostima è costantemente sminuita da lui
  • Quando provi a reagire torna riempirti di attenzioni


Il narcisista covert

Chi è il narcisista covert?

Spesso quando abbiamo a che fare con una persona narcisista ce ne accorgiamo o con il tempo ce ne rendiamo conto.
Questo perché i loro atteggiamenti e comportamenti sono palesi, evidenti, hanno tutte le caratteristiche del narcisismo.

Queste persone vengono chiamate “narcisisti overt

Il narcisista covert invece non lo riconosciamo facilmente.
Il loro comportamento è più snob rispetto al normale, hanno la cosi detta puzza sotto il naso, ed infatti la loro cerchia di “amici” è ben scelta e ristretta, come un gruppo elitario.

I narcisisti covert si sentono unici, speciali, privilegiati, ma al contempo sono persone tranquille, si fanno voler bene da chi non li conosce bene, si fingono vittime anziché carnefici, e questo li rende appunto diversi.

Nella normalità si comportano bene, quando si sentono minacciati o invece intravedono il momento giusto per far prevalere la loro grandezza, allora attaccano e si mostrano per quello che in realtà sono, arroganti e spocchiosi narcisisti covert.


Come trattare un narcisista patologico

Sei stata scottata e vuoi ferire un narcisista? vorresti saper come vendicarsi di un narcisista?

Qualche piccolo consiglio su come difendersi da un narcisista:

  • Tirati indietro quando ti cerca, evita le “coccole”, respingilo.
  • minalo nei suoi convincimenti (non sei mica così bello sai…)
  • creati una vita felice senza di lui (invidia)
  • sparisci per un po’ dalla sua vita, per farlo sentire poco importante

come ferire un narcisista perverso quindi? STAI LONTANO DA LUI, ignorarlo è il modo più semplice per ferire un narcisista nel suo io più intimo, quindi ribadisco, ecco cosa ferisce un narcisista:

  • Nessun contatto telefonico
  • Nessun scambio di informazioni tramite social network
  • Non cercarlo, ignorarlo completamente.

In alternativa, se proprio vuoi continuare a frequentarlo, un buon metodo su come ferire un narcisista patologico è ferirlo offuscando la sua autostima, dargli torto anche nei pensieri più semplici, fargli capire che lui non è più al centro della tua attenzione ma quello che fa o dice poco ti importa.

Come umiliare un narcisista?
Il miglior modo per umiliare un narcisista è farlo sentire abbandonato, inutile, denigrarlo di fronte ad amici e parenti, fargli capire che non è più al centro del vostro mondo.

Il narcisista patologico sul lavoro

Un narcisista patologico, la sua perversione narcisistica la esercita anche sul posto di lavoro, perché quella è l’essenza della sua persona, e non può nasconderla per 8 ore al giorno.

E’ un arrampicatore sociale, vuole primeggiare, migliorare la sua posizione agli occhi di chi gli sta sopra, usando anche mezzi poco consoni e mettendo in cattiva luce i colleghi.
Il narcisista vuole solo vincere, non gli importa come.

Il narcisista patologico sul lavoro vuole che la sua immagine sia considerata, userà tutti i mezzi possibili per raggiungere il suo scopo, arriverà ad umiliare i colleghi, a manipolarli o addirittura accusarli.

Ovviamente sono anche manipolatori, cercheranno di avere dalla loro parte qualcuno che li spalleggi, qualcuno che alle sue parole caschi come un pero, si lasci fuorviare senza vedere la realtà, cioè che è stato manipolato da un narcisista perverso.

Ovviamente quando un narcisista patologico deve ricorrere a tutti i suoi mezzi pur di primeggiare significa che tanto bravo sul lavoro non è, o addirittura è un vero incompetente ma vuole assolutamente dimostrare di essere il migliore


Come si comporta Il narcisista sul lavoro?

Il narcisista patologico sul lavoro avrà sempre una doppia faccia, sarà gentile con te quando gli servi ma sarà anche un “bastardo dentro” quando non gli sarai utile, ti allontanerà e ti denigrerà di fronte agli altri come niente fosse, per poi tornare a cercarti quando sarai ancora di utilità.

Ovviamente quando tornerà non chiederà scusa, racconterà che non è colpa sua, troverà mille scusanti e incolperà altri per il disguido, ma questo gli costerà molto in termini psicologici, perché il narcisista non vuole essere gentile, vuole dominarti e basta.

Umiliare i colleghi per il narcisista è quasi uno sport, gli piace fare mobbing, prevaricare e dominare i colleghi, vogliono demolire i possibili competitor.


Colleghi narcisisti, come fare?

Dipende dalla situazione, che potrà essere di due tipi

  • Il capo narcisista
  • il collega narcisista

Nel primo caso, mi dispiace per voi, potete fare ben poco, questo perché un capo manipolatore e narcisista difficilmente vi asseconderà o vi ascolterà, anzi, farà di tutto per umiliarvi.
Non pensate che dandovi da fare sul lavoro cambierà opinione su di voi, un narcisista perverso non cambia idea.
L’unica cosa che potete fare è allontanarvi da lui, cambiare reparto o lavoro, purtroppo non avete molta scelta.

Se invece cadiamo nel secondo caso, se lo avete scoperto, avete capito la sua personalità narcisistica e capito i suo sporchi trucchi, potete contrastarlo, senza pietà o sensi di colpa.

Se uno è un bastardo, deve essere trattato come tale.

State però sempre attenti, il narcisista ha mille armi ed è molto astuto a far credere qualcosa agli altri, può anche far finta di essere sconfitto, per poi pugnalarvi alle spalle.


Narcisismo femminile

Quando sentiamo parlare di narcisismo pensiamo che il tema riguardi solo gli uomini, ma in realtà, anche se in minima parte, riguarda anche le donne in quanto esiste anche il narcisismo patologico femminile.

La donna narcisista vuole essere indipendente, vuole primeggiare sulle altre donne, vogliono stare (o si mettono) al centro della scena, fare appunto la “prima donna”, e di solito si tratta di donne belle o affascinanti.

Sul lavoro sono arrampicatrici sociali, vogliono fare carriera, essere tra l’élite, e sono disposte a tutto pur di arrivare in cima, pur di raggiungere il loro scopo: il successo, essere “la migliore”.

Nel narcisismo femminile quando si parla d’amore ci troviamo di fronte alla classica scena da film.
Avete presente quando lei, bella e affascinante fa di tutto per conquistare il suo lui, ma appena la conquista è avvenuta da fata si trasforma in strega.

State quindi attenti se vi imbattete in una donna con tali caratteristiche, probabilmente è affetta da narcisismo patologico femminile.
Se potete, lasciatela perdere…in fondo la bellezza non è tutto.


Un libro sul narcisismo

La psicoterapia nell’età del narcisismo. Modernità, scienza e società di Joel Paris – 2013

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Tra i tanti libri sul narcisismo patologico ho scelto questo libro di Joel Paris dedicato alla psicoterapia del disturbo narcisistico della personalità dove fa si che la terapia porti il paziente a migliorare le relazioni esterne non mettendo più l’io al centro di tutto ma guadando il mondo con occhi nuovi e diversi.

Si deve guardare quindi oltre il proprio essere “vedendo” anche il valore altrui.

Se ti interessano altri libri di psicologia qui ci sono alcuni consigli.

Grazie e alla prossima,
Lo Psicologo Veneto.

Il condizionamento operante

Il condizionamento operante

Il comportamentismo ed il concetto di condizionamento operante

In questo articolo proverò a spiegarvi il concetto di “condizionamento operante”, dove la mente umana può essere per certi modi plagiata per far si che ad un determinato stimolo corrisponda una reazione.
Un condizionamento psicologico quindi.

Un concetto che per chi si occupa di marketing è comune ed oserei dire fondamentale, pensiamo a tutte le pubblicità che ci dobbiamo sorbire tutti i giorni, online ed offline.

Il condizionamento operante è uno dei concetti alla base del comportamentismo in quanto è appunto un metodo di modifica del comportamento attraverso alcuni apprendimenti.

Valuteremo anche il senso di impotenza appreso in relazione allo stato depressivo, in quanto questo senso di impotenza interferisce con la motivazione ad affrontare i problemi della vita di ogni giorno e di avere una buona vita sociale.
La depressione nasce infatti anche dalla non reazione di una persona ai problemi, al lasciarsi andare perché “tanto non ci posso fare niente”.

Ecco quindi di cosa parleremo:


Le tre leggi di Thorndike

Verso la fine dell 800 un fisiologo russo, Ivan Pavlov, verificò come vi fosse una reazione nei cani sottoposti ad un certo stimolo.

In pratica, alla presenza ci cibo il cane comincia a salivare, e Pavlov provò per un certo periodo ad anticipare la ciotola di cibo con il suono di un campanello, per fare in modo che il cane associasse il suono della campanella al cibo.

Ebbene, dopo un po’ di tempo il cane salivava già alla presenza del suono, anche se non aveva ancora visto o annusato il cibo.
Era nato uno stimolo psicologico condizionato, e da questo principio di condizionamento si pongono le prime basi del comportamentismo.

Successivamente, uno psicologo statunitense, Edward Thorndike, prese spunto da Pavlov per approfondire ulteriormente gli studi, formulando infine le “tre leggi di Thorndike“.

Thorndike lavorò con i gatti al posto dei cani, ponendoli in gabbie che si potessero aprire solo facendo scattare alcuni meccanismi, e fuori dalla gabbia vi era il tanto desiderato cibo.

In questo caso non vi era uno stimolo esterno ma vi era da scoprire come uscire per poter mangiare.
Con il tempo i gatti avevano provato tutte le vie per uscire, sia quelle con esito negativo che quelle con esito positivo e con “l’esperienza” impararono ad usare solo quelle che gli permettevano di uscire e tralasciare le altre.

I gatti avevano scoperto ed imparato il concetto di condizionamento positivo e condizionamento negativo.

Thorndike quindi teorizzo le sue tre leggi:

  • legge dell’esercizio: L’apprendimento aumenta con l’esercizio
  • legge dell’effetto: un comportamento che porta effetti positivi tende a ripetersi
  • legge del trasferimento : a situazioni simili corrisponderanno comportamenti simili.


Skinner e il condizionamento operante

Anche un altro psicologo americano, Burrhus Frederic Skinner, riprese gli studi di Pavlov, ed il suo strumento di studio, fu un altra gabbietta con dentro una cavia (ratto da laboratorio), chiamata Skinner box.

La Skinner box altro non era che una gabbietta dove la cavia era libera di muoversi ed esplorare, e poteva anche compiere alcune azioni come premere una tasto o una leva.

Skinner box
La Skinner box

Oltre che con le cavie, i topi da laboratorio, Skinner fece un eseprimento anche con i piccioni usando lo stesso principio, cioè li mise in una camera di condizionamento operante dotata di stimoli, luminosi ed elettrici, e di una leva da premere con il becco per ottenere il cibo, cioè il rinforzo secondo il condizionamento operante di Skinner.

Taluni di questi comportamenti venivano quindi “rinforzati”, cioè ad una determinata azione corrispondeva sempre un premio (cibo).

Il condizionamento operante consiste proprio in questo: ogni volta che un comportamento viene in qualche modo premiato, questo tenderà a ripetersi via via più frequentemente.

Skinner condizionamento operante esempio:
Se avete dei figli piccoli già sapete che se chiedete loro di sistemare i loro giochi ed in cambio gli darete un piccolo regalo (caramella?) impareranno con il tempo che se lo fanno da soli potrebbero ricevere un premio.
Ad Azione corrisponde reazione, semplice no?

Il condizionamento operante funziona quindi secondo la “legge dell’effetto” di Thorndike.


I tre elementi di Skinner

Skinner dai suoi studi definì tre elementi distintivi:

1) Il rinforzo: il premio che aumenta la possibilità che una determinata azione si ripeta.

Il rinforzo a sua volta può essere classificato secondo:

  • Valenza: positiva o negativa, quindi rinforzo positivo e rinforzo negativo.
  • Bisogni: Se esso va a stimolare un bisogno primario o secondario diventa a sua volta rinforzo primario o rinforzo secondario
  • Frequenza: continua o parziale

I parametri del rinforzo invece sono:

  • Quantità: Più grande è il rinforzo, il premio, più veloce è l’apprendimento.
  • Tipo: il tipo di premio
  • Tempi: se il premio è immediato la sua efficacia aumenta.

2) La punizione: ha una azione immediata sulla diminuzione di un certo tipo di comportamento.

3) lo shaping: questo elemento rappresenta il modellamento del soggetto.

Infatti vengono premiate via via con ricompense maggiori quelle azioni che si avvicinano sempre più a quella realmente corretta.

Vorrei in particolar modo porre attenzione su di un particolare non da poco, cioè che il rinforzo negativo NON è la punizione.

Mentre la punizione serve a punire un azione che non si deve fare, il rinforzo negativo serve invece a far si che un comportamento venga ripetuto proprio per evitare gli effetti spiacevoli del rinforzo.


La punizione e le sue conseguenze

La punizione può portare a due tipi principali di effetto:

  • Risposta di fuga, cioè mi allontano dal “pericolo”
  • Risposta di evitamento, cioè che in futuro eviterò quella situazione

Questo secondo effetto può essere alla base di alcune fobie in quanto porta un individuo ad evitare certe situazione per la “paura di…”, e quando invece l’evitamento non è conseguibile si può arrivare al “senso di impotenza appreso” così come definito da Seligman.


Il senso di impotenza appreso

Lo psicologo Martin Seligman fece degli esperimenti sia su animali che su persone che portavano le “cavie” ad assumere un atteggiamento passivo di fronte ad un evento.

Uno degli esperimenti, ad esempio, consistette nel lasciare alcuni studenti in una stanza con rumori molto forti, e anche se premevano tutti i bottoni nella stanza il rumore non cessava.
Gli stessi studenti, se messi in un altra stanza con i medesimi rumori, non provavano nemmeno a disattivarli, assumevano perciò un atteggiamento passivo di fronte all’evento.

L’impotenza appresa fa si che pensiamo che non può essere fatto nulla per controllare un certo tipo di situazione, per cui tendiamo a non provarci nemmeno, ed è il tipico atteggiamento verso la vita di chi soffre di depressione.


Conclusione

Vorrei concludere questo articolo con un mio aneddoto di quando ero bambino.
Quando avevo circa 10 anni avevo un gattino selvatico che girava attorno a casa, un giorno gli misi due tre crocchette su una ciottolina in giardino e rimasi distante a guardare.
Mangiò e se ne andò.

Il giorno dopo ne misi qualcuna in più e mi avvicinai un pochino.
Mangiò e se ne andò.

Nei giorni seguenti ne misi sempre di più e mi avvicinai sempre di più, finché un giorno mangiò dalla mia mano e riuscii ad accarezzarlo.

Aveva capito attraverso l’esperienza che non ero pericoloso ma che gli procuravo il cibo, e diventò il mio gatto.


Bibliografia

  • Martin E. P. Seligman, Imparare l’ottimismo. Come cambiare la vita cambiando il pensiero
  • Martini, G., Pear, J., Strategie e tecniche per il cambiamento. McGraw-Hill.
  • Luigi Traetta, Il cane di Pavlov. Storia del riflesso condizionato dalla fisiologia alla psicologia