Categoria Psicologia della personalità

Dieta e psicologia

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Dieta e psicologia: quando andare dallo psicologo è necessario.

la dieta non funziona, problema psicologico, cosa fare?

A volte il vero problema di una dieta che non funziona è nascosto dietro ad un problema psicologico, ad allora mi viene spontanea la frase “è arrivata la primavera, evviva! Uffa, è arrivata la primavera”.

Già, perché siamo in aprile e la primavera sta sbocciando, come sbocciano le telefonate ai dietisti dopo la pausa invernale che ci siamo concessi.
Sai, il Natale, il Carnevale ed ora la Pasqua con tutto quel cioccolato! Come rinunciare?

Ora che si avvicina l’estate vogliamo tornare in forma per non fare brutta figura, o almeno essere presentabili, questo perché viviamo, purtroppo, nell’era moderna dell’apparire.

Purtroppo però molti sottovalutano il problema della dieta riducendola ad una mera associazione “palestra + mangio di meno”, oppure ci si riduce a saltare il pranzo a favore delle tanto pubblicizzate barrette energetiche.

No, niente di peggio.
Sottovalutare il problema significa anche non valutare l’aspetto psicologico legato ad una dieta, che infatti è un percorso difficile da affrontare soprattutto con la mente.

Perchè una dieta ha bisogno di supporto psicologico?

Se devi perdere due kg per tornare in peso forma non è ovviamente necessario un sostegno dello psicologo, ma se devi intraprendere un percorso difficile, una dieta seria per persone in abbondate sovrappeso, allora è fondamentale l’aiuto di una brava psicologa.

Perché mangiare oltre ad essere un bisogno primario è anche un comportamento, un abitudine, e come tutti i comportamenti ed abitudini sono COMANDATI dalla mente.

Insomma, intraprendere un percorso difficile come una dieta di un certo tipo ha bisogno di MOTIVAZIONI forti.
Devono essere motivazione che partono da dentro, che ci convincono che la dieta serve a noi stessi, non per piacere ad altri o simile, ma perché fa bene a noi.

Queste motivazioni servono soprattutto nel primo periodo di approccio alla dieta, quando magari ci si aspetta di perdere subito peso e le aspettative non sempre vengono attese.
Li scattano le motivazioni, senza le quali molti abbandonano la dieta dietro un facile “non funziona”.

Dieta e psicologia, il problema dell’autodiagnosi

Il sostegno psicologico è utile anche per quelle persone che cercano sempre scuse come “mangio perché sono nervoso”, oppure “sono grasso, ma anche mia madre lo era” oppure “è il metabolismo, che ci posso fare?”
Insomma, persone che si fanno un autodiagnosi e si danno perdenti in partenza.

un buon psicologo può riuscire ad invertire questa tendenza pessimista per trasformare questa energia negativa in energia motivazionale, in auto convincimento.

Gestire lo stress della dieta

Un’altro motivo per approcciare una dieta con l’aiuto dello psicologo è quello della gestione dello stress.

Seguire una dieta molto rigida può portare infatti all’affiorare di ansia e stress, due stati d’animo che ostacolano la perdita di peso e che possono sfociare in depressione.
Questo è dovuto al fatto che lo stress ci porta a produrre una quantità maggiore di ormoni quali la grelina, la colecistochinina e la leptina, ormoni responsabili del senso di fame.

Lo stress, per la precisione, induce il nostro corpo a produrre meno leptina e più grelina ed ecco che aumenta il senso di fame.

Quando siamo sotto stress, vuoi per lavoro vuoi per problemi amorosi, siamo invogliati a cercare e mangiare cibi grassi o zuccherini, tipici della fame nervosa.

Un aiuto psicologico può quindi aiutarci ad affrontare questa fase.

E tu? Come affronti la tua dieta? Ti avvali anche di uno psicologo?

Psicologia comportamentale

psicoterapia-cognitivo-comportamentale

In questo articolo analizziamo brevemente il ramo della psicologia comportamentale con la storia e lo sviluppo della psicoterapia cognitivo comportamentale.

psicoterapia cognitivo comportamentale: cos’è? A cosa serve?

La psicoterapia cognitivo-comportamentale cerca di spiegare un disagio emotivo mettendo in relazione emozioni, comportamenti e pensieri, in quanto gli eventi che ci coinvolgono influenzano la nostra sfera emozionale e attraverso i nostri comportamenti e i nostri pensieri determiniamo l’intensità di queste emozioni, positive o negative che siano.

Gli SCHEMI della psicoterapia cognitiva prevedono che ognuno di noi ha modalità di agire e pensare che possono portare disturbi e malesseri, e questi comportamenti sono l’obiettivo della terapia cognitiva.
Infatti quando “subiamo” questi nostri comportamenti non ce ne rendiamo conto e la psicoterapia consegue lo scopo di farceli scoprire per poter agire positivamente nel modificarli.

Ansia, depressione ed emozioni negative in genere portano solitamente sofferenza, ma queste sono spesso emozioni che viviamo in piccola parte quasi tutti noi in alcuni momenti. Quando queste emozioni durano troppo a lungo o sono di una intensità tale da superare la soglia di tolleranza allora potremmo avere un problema emotivo da trattare con la psicoterapia cognitivo comportamentale.

Pensiamo ad esempio a chi “affoga” i propri problemi nell’alcool.
Queste persone agiscono così perché le emozioni negative che provano le portano a trovare un finto sollievo proprio nell’abuso del bere. La psicoterapia cognitiva può essere loro d’aiuto.

La psicoterapia cognitiva e comportamentale agisce quindi su emozioni, pensieri e comportamenti con l’obiettivo di migliorare l’autostima di se stessi e concentrasi su obiettivi positivi.

Storia e sviluppi recenti della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale nasce e si sviluppa negli Stati Uniti intorno agli anni sessanta ed ha due padri fondatori: Albert Ellis e Aaron T. Beck

Albert Ellis, Psicoanalista, non soddisfatto dei risultati ottenuti con i metodi standard usati fin a quel momento dalla psicoanalisi, fonda un nuova tecnica, inizialmente chiamata “Rational Therapy e poi rinominata “Rational Emotive Behaviour Therapy”.

La REBT è quindi una tecnica di psicoterapia cognitivo-comportamentale basata sul principio fondamentale secondo cui la sofferenza mentale deriva da auto valutazioni negative degli eventi, che il soggetto quindi si autoinfligge.

E’ quindi il singolo individuo ad autodeterminare il proprio disturbo emotivo ed è sempre il singolo individuo che impostando una nuova filosofia di vita riesce ad “auto-curarsi”. Questo ovviamente con l’aiuto della terapia cognitiva, attraverso un percorso che porta il paziente prima a comprendere la logica delle proprie convinzioni irrazionali, e poi, attraverso l’esercizio quotidiano, a modificare positivamente queste convinzioni.

A fine anni sessanta Aaron T. Beck si definisce anch’esso “psicoterapeuta cognitivo”.
Beck affina un metodo per individui con depressione e ansia attraverso l’osservazione della diversa reazione di più persone allo stesso evento. In pratica la diversa interpretazione cognitiva ne fa scaturire un emozione diversa in base a come l’evento viene interpretato.
Insomma, avete presente il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? ecco.

Oltre al contributo odi Beck e Ellis, nello stesso periodo storico possiamo nominare la teoria dei costrutti personali di Kelly, il modello costruttivista di Michael Mahoney, e, in Italia, il cognitivismo post-razionalista di Guidano.

Intorno agli anni ’80 la tecnica terapeutica cognitiva si evolve ulteriormente con i seguenti esperti del settore psicoterapeutico:

  • Salkovoskis con uno studio sulla responsabilità personale nel disturbo ossessivo-compulsivo.
  • Frost e la sua equipe con l’indagine sui disturbi del comportamento alimentare;
  • Sassaroli, Ruggiero e Gallucci sui costrutti di controllo e perfezionismo nei DCA;

Oggi possiamo assistere invece alla nascita di nuove terapie dove al centro si pone il concetto di “accettazione”.

Per quali disturbi è indicata la terapia cognitivo comportamentale

La Psicoterapia cognitivo comportamentale è indicata nel trattamento della depressione, disturbi d’ansia, fobie e in parte anche per i disturbi ossessivi compulsivi.
Nuove teorie e tecniche hanno portato ad oggi che la PCC riesce ad affrontare anche problemi come l’anoressia o la bulimia, riconducibili ai disturbi alimentari, e a problemi sessuali e disturbi di personalità.

Cosa assolutamente importante per la buona riuscita di una terapia cognitiva è la motivazione personale del paziente, senza la quale difficilmente di raggiunge un risultato, ed ovviamente l’aiuto di un bravo psicoterapeuta.

Come funziona la terapia cognitivo comportamentale? Strategie e tecniche.

Come già accennato, la psicoterapia cognitivo-comportamentale è un percorso con l’obiettivo di ridurre le sofferenze emotive per vivere meglio e aiutare a raggiungere i propri progetti di vita.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale consiste in una terapia che va dai 6 ai 12 mesi con incontri settimanali di circa un ora.
Gli obiettivi generali da raggiungere sono:

  • Identificare schemi di pensiero, emozioni e comportamenti che inducono il malessere emotivo.
  • Imparare a riconoscere questi schemi nel momento in cui si attivano.
  • Imparare a costruire pensieri e comportamenti positivi per contrastare questi schemi.

Attraverso queste tre tappe la psicoterapia cognitiva guida il paziente attraverso un percorso che porta ad un graduale cambiamento di pensieri e comportamenti del paziente stesso.
Questo permette di raggiungere obiettivi personali e migliorare la qualità delle relazioni.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si avvale di diversi tipi di tecniche:

  • Cognitive : Si basano sul colloquio socratico con domande del terapeuta.
  • Comportamentali: per trovare il giusto metodo per gestire i momenti di difficoltà, ad esempio con tecniche di rilassamento
  • Immaginative: per esplorare il proprio io riducendo la paura di alcune emozioni.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale si basa quindi non solo sull’ascolto del psicoterapeuta ma sul mettere in pratica in prima persona esercizi e tecniche che ci aiutano a risolvere il problema.

I 10 principi base della terapia cognitivo comportamentale

Aaron Beck ha enunciato questi 10 punti che definiscono le caratteristiche della terapia cognitiva e comportamentale.

1 – la Terapia Cognitivo Comportamentale si basa sulla concettualizzazione dei problemi del paziente.
Si parte cioè dal modo di pensare del paziente per poi risalire ai fattori che scatenano la sua interpretazione della realtà.

2 – la Terapia Cognitivo Comportamentale richiede una solida alleanza terapeutica.
Per alleanza si intende quindi tra paziente e psicoterapeuta, che deve quindi instaurare una relazione basata su rispetto e fiducia.

3 – la Terapia Cognitivo Comportamentale si basa su una collaborazione attiva e partecipativa.
La terapia è un lavoro che si fa insieme, di squadra. questo fa si che nel tempo il paziente diventi sempre più attivo e collaborativo.

4 – la Terapia Cognitivo Comportamentale è orientata all’obiettivo e focalizzata sul problema.
Gli obiettivi vengono quindi fissati assieme al paziente valutandone ostacoli e problemi.

5 – la Terapia Cognitivo Comportamentale inizialmente lavora sul presente.
Ci si concentra quindi sui problemi attuali e dalle specifiche sofferenze per poi spostare l’attenzione verso il passato al fine di trovare e comprendere le origini del problema.

6 – la Terapia Cognitivo Comportamentale ha lo scopo di aiutare il paziente per divenire terapeuta di se stesso.

7 – la Terapia Cognitivo Comportamentale è una terapia a breve termine, limitata nel tempo.
Essa deve fornire al paziente gli strumenti necessari per risolvere i loro problemi e insegnare loro a prevenire ricadute.

8 – la Terapia Cognitivo Comportamentale organizza le sedute in maniera strutturata..
La struttura delle sedute è formata da una parte introduttiva, una parte intermedia di lavoro insieme e una parte finale dove il paziente deve dare un ritorno.

9 – la Terapia Cognitivo Comportamentale insegna ai pazienti come identificare i propri pensieri disfunzionali e rispondere ad essi.

10 – la Terapia Cognitivo Comportamentale utilizza molteplici strategie per modificare il modo di pensare del paziente, le sue emozioni ed il suo comportamento.

Durata della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale può avere una durata che va da pochi mesi a un anno la massimo, ma solo in casi sporadici. Infatti la durata della terapia dipende, com’è ovvio, dalla gravità della situazione e dalle motivazioni reali del paziente.

Disturbi della personalità, si possono curare?

Disturbi-personalità

Cosa sono i disturbi della personalità? esiste una cura?

Scopriamo insieme cosa sono i disturbi della personalità, come riconoscerli e se è possibile curarli.
Anche se non esiste una definizione univoca del termine “Personalità”, esso si può descrivere come l’insieme delle caratteristiche comportamentali ed emozionali che ci caratterizza: ciò che determina le nostre azioni, i nostri pensieri, le nostre decisioni ed il modo in cui viviamo le relazioni sociali ed ambientali.

La personalità è dunque ciò che ci rende unici.

Parte della personalità è innata e risiede nel nostro corredo genetico, mentre un’altra parte è il risultato delle esperienze e delle vicissitudini che hanno caratterizzato e caratterizzano la nostra vita.

Una personalità ricca di strategie comportamentali da adottare in base al contesto della vita quotidiana è utile per poterci rapportare ad un ambiente complesso e ricco di continui cambiamenti, consentendoci di vivere bene all’interno della società.

Se soffriamo del disturbo di personalità, è perché manchiamo proprio di questa flessibilità: presentiamo stili di comportamento univoci ed estremamente rigidi che non ci permettono di gestire in modo consono le varie situazioni che si presentano.

Il modo di relazionarci è quindi pressoché unico: rimaniamo rigidi nel nostro modo d’essere senza calibrare pensieri ed atteggiamenti in base alle circostanze che si presentano, ritrovandoci a vivere nello stesso modo situazioni differenti. Ecco allora che saremo, ad esempio, sempre diffidenti e freddi sia che ci troviamo in un contesto effettivamente poco sicuro, sia che viviamo un momento di assoluta tranquillità con amici o in contesti tranquilli e divertenti.

E’ facile intuire come ciò generi una grande difficoltà nella gestione del rapporto con gli altri, provocando inevitabili reazioni negative da parte delle persone con cui ci relazioniamo.

Questo disturbo genera dei tratti così stabili nel carattere, che spesso non ci rendiamo conto del disagio che provoca negli altri e non percepiamo assolutamente i nostri comportamenti come inopportuni, anzi, ci sentiamo vittime di una situazione che abbiamo causato noi stessi. Questa inconsapevolezza rende ancora più difficoltosa un presa di coscienza del problema, e molto spesso sono proprio i familiari o gli amici più stretti a cercare un eventuale, quanto necessario, percorso di aiuto.

Il disturbo di personalità si può manifestare già dall’infanzia, e rimanere stabile durante il corso di tutta la vita permanendo anche in età adulta.

Cura e trattamento

Il primo obiettivo di un trattamento di un disturbo di personalità è la cura di sintomi come ansia e depressione, e in questo può aiutare un trattamento farmacologico.
Antidepressivi e anticonvulsivi aiutano nel ridurre la depressione e i momenti d’ira con condotta impulsiva.

In ogni caso la cura farmacologica può intervenire sui sintomi del disturbo borderline della personalità, ma non sulle cause.
E’ stato riscontrato che alcune terapie psicologiche o psicoterapie possono essere efficaci nella cura di persone affette da questi disturbi di personalità.

In tempi passati la psicoterapia non era tenuta in considerazione fra i possibili trattamenti per i disturbi della personalità, ma alcuni studi hanno affermato che la terapia cognitivo-comportamentale è funzionale per la cura di pazienti con questo disturbo.

Ovviamente non si può pensare che con due sedute si possa curare un disturbo della personalità, un trattamento che possa portare risultati, magari con una cura senza usare farmaci, dura almeno alcuni mesi.

Parlando di Disturbo di Personalità si può dire che questo tipo pazienti in qualche modo divisi e ed impulsivi, sono in realtà bisognosi di affetto perché alla ricerca di colmare una loro mancanza.
Essendo individui buoni o cattivi a seconda del loro umore tendono ad avere problemi nelle relazioni, in cui si trasformano da vittime a carnefici.
Capita che queste persone facciano uso di sostanze o soffrono di disturbi alimentari e possono arrivare ad essere autolesionisti.

Per modificare la loro personalità la psicoterapia richiede quindi molto tempo, e non in tutti casi può andare a buon fine.