Categoria Disturbi dell’infanzia

Difficoltà di socializzazione nei bambini

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Quando un bambino ha problemi a socializzare

Ci sono bambini che hanno difficoltà a relazionarsi con i loro coetanei, non giocano con loro ma stanno in disparte o vicino a mamma o maestra, fanno fatica ad esternare le proprie emozioni, sono bambini con disturbi della socializzazione.

La prima causa di questi problemi è quasi sempre la situazione familiare, che non significa disagiata ma semplicemente che la famiglia non è riuscita a trasmettere al bimbo quella sicurezza nei rapporti con gli altri perché non la trova neanche con i familiari.
L’amore materno e paterno sono le prime cure per un bambino, mai dimenticarlo.

I nostri figli hanno bisogno di amore, non vivono di soli giocattoli.

Se un bambino non si sente libero di esprimere le proprie emozioni tra le mura di casa, come possiamo pensare che lo facciano in ambiente non familiari?
In maniera inevitabile quindi la relazioni che instaurano con i loro coetanei non sono sicure e durature, anzi le vivono passivamente e tendono sempre ad isolarsi.
A volte ci sono bambini che presentano disturbi della comunicazione per i quali possono sentirsi messi in disparte, motivo per cui fanno fatica a socializzare, mentre altre volte ci sono bambini senza disturbi evidenti che non socializzano, e sono appunto i bambini con disturbo della socializzazione.

Socializzazione: tutti ce l’hanno con me!

La frase tipica di un bambino che fatica a relazionarsi è proprio questa, perché i bambini con questi disturbi tendono ad enfatizzare le negatività, non sono propensi a vedere le cose in maniera positiva e ne risente quindi anche l’umore.

ovviamente questo non significa che ogni bambino che dice “tutti ce l’hanno con me” abbia problemi relazionali, a volte situazioni più grandi di loro li mettono in difficoltà sul piano emozionale e quindi si rifugiano trovando scuse, anche dando la colpa agli altri.

Sta quindi a genitori ed insegnanti individuare chi veramente soffre di questi problemi di socializzazione e stare attenti che non ricadano in problemi più gravi come la depressione.

Alcuni sintomi o comportamenti tipici di chi soffre di problematiche relazionali potrebbero ad esempio essere:

  • Difficoltà a socializzare con i coetanei e cercano sempre mamma e/o maestra
  • Difficoltà nella gestione delle emozioni
  • Difficoltà a separarsi dai genitori
  • Mal di pancia (quando devono andare a scuola o attività sportiva, ecc.)
  • Ansia
  • Tendono ad isolarsi

Una volta che come genitori o insegnanti avete notato bambini che presentano questi comportamenti e quindi potenzialmente potrebbero avere disturbi relazionali, è bene consultare sempre uno psicologo psicoterapeuta che possa capire il bambino ed indirizzarvi verso la corretta terapia comportamentale.

Socializzazione: un consiglio utile

Per i bambini con disturbi relazionali sarebbe utile che i genitori tentassero di mettere in opera alcuni atteggiamenti per aiutare il figlio in maniera diretta, e non solo con l’aiuto dello psicoterapeuta.

Quello che vi posso dire è “abbi fiducia“, cioè cercate di far sentire la vostra fiducia quando affrontano una situazione, affidategli ogni tanto qualche incarico in modo da responsabilizzarli.
In questo modo acquisiranno sicurezza che li aiuterà anche nelle relazioni con i coetanei.

Grazie, alla prossima,
Lo psicologo Veneto.

Disturbo da deficit di attenzione nei bambini

Sindrome ADHD


ADHD: Il disturbo da deficit di attenzione

Che cos’è l’ADHD?

Il Dirturbo da Deficit di Attenzione Iperattività o ADHD (attention deficit hyperactivity disorder) in inglese oppure DDAI in italiano, è un disturbo del neurosviluppo ed ha come caratteristica la disattenzione, la confusione, l’iperattività.

E’ uno dei disturbi neuro comportamentali tra i più diffusi, si stima ne siano coinvolti circa il 5% dei bambini e circa il 2% degli adulti.

Il DDAI si manifesta nella prima infanzia, dalla nascita ai 2 anni, e si presenta con comportamenti di iperattività.

Spesso i problemi legati al disturbo da deficit di attenzione si protraggono anche da adolescenti ed infatti si stima che tra i 6 ed i 18 anni l’1% degli studenti ne sia colpito.
l’ADHD ad un certo punto può essere considerato un disturbo cronico.

ADHD: Il disturbo da deficit di attenzione:


ADHD sintomi bambini

Come detto, i sintomi del Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività sono appunto l’iperattività, la disattenzione e disorganizzazione ed i comportamenti impulsivi.

Per capire se un bimbo soffre di ADHD o DDAI si possono cercare i seguenti segnali:

  • Iperattività: il bambino non sta mai fermo, si muove senza dare un senso a quello che fa.
  • Disattenzione: il bambino fa fatica a stare attento, non si concentra mai su un gioco/attività se non per pochissimo tempo senza portarlo a termine, si distrae facilmente,
  • Impulsività: si manifesta con azioni frettolose, istantanee, invadenti, interrompono di continuo e non riflettono sulle conseguenze delle loro azioni.


Sindrome ADHD, le cause

Nel corso degli utlimi anni questo tipo di disturbo è stato largamente studiato e dibattuto nel mondo della scienza, e tra le cause dell ADHD sembra ci siano delle alterazioni nella zona del cervello che regola l’attenzione. Tra queste vi è la corteccia pre-frontale desta, che regola la facoltà di non distrarsi.

Tra i fattori biologici legati all’ADHD troviamo:

Infatti alcune di questi eventi possono implicare danni cerebrali che sono cause del Dirturbo da Deficit di Attenzione Iperattività.


ADHD trattamento

Il disturbo detto ADHD non prevede una singola cura, ma un mix di psicoterapia coadiuvato da un trattamento farmacologico, con l’uso ad esempio di psicostimolanti.
Questi farmaci innalzano il livello di attenzione tenendo a bada l’iperattività.

Per quel che concerne la psicoterapia si ricorre alla terapia cognitiva comportamentale, per arrivare a gestire il problema agendo per gradi. In questo tipo di terapia vengono coinvolti non solo il bambino con i genitori ma anche, quando si può, la sfera scolastica.

Per quel che concerne il bambino si cerca, con la terapia cognitiva, di insegnarli a capire il proprio comportamento per arrivare ad autoregolarsi, diminuendo così le azioni impulsive e disordinate.
In tal modo si arriva al rispetto delle regole e al miglioramento delle relazioni sociali.


Parent training ADHD

Questi programmi per i genitori servono per renderli consapevoli del reale problema ed imparare a gestirlo, per acquisire la capacità di capire il comportamento del bambino ed attuare un tipo di educazione adatto a supporto del bambino stesso.

Tra le caratteristiche del programma vi è quella di tentare di migliorare il clima che si respira in famiglia per trasmettere maggior serenità al bimbo.
Spesso infatti l’adhd è anche sintomo di disagio familiare.


Scuola, bambini iperattivi come comportarsi

In questo caso invece del programma Parent training adhd, interviene l’ADHD Teacher Training, cioè il programma dedicato agli insegnati per far capire loro come affrontare il problema.
Capire che un bambino è affetto da tale disturbo è il primo fondamentale passo per un suo percorso scolastico sereno e fruttuoso.

Agli insegnanti quindi vengono spiegate le strategie da adottare sia per instaurare la giusta relazione con i bambini affetti da DDAI che per correggere i loro comportamenti.

Alla prossima,
Lo Psicologo veneto.

Disturbi del sonno nei bambini

Disturbi del sonno nei bambini

risvegli notturni, parasonnia, pavor notturno, sonno disturbato, bruxismo. Questi e tanti altri i disturbi nel sonno dei bambini.

Se avete un figlio vi sarà sicuramente capitato di venire svegliati alle due di notte da pianti improvvisi, voi vi alzate, andate nella stanza di vostro figlio e nel tentativo di tranquillizzarlo… URLA! Questo perché NON era realmente sveglio!

E poi per calmarlo ci vuole almeno un ora.

Vi è un età nei bambini, circa due o tre anni, dove possono infatti presentarsi dei risvegli notturni, a volte anche bruschi.
Nella maggior parte dei casi questi disturbi del sonno sono transitori e non necessitano cure o terapie.

Lo sapevate che cento anni fa i bambini occidentali dormivano due ore in più per notte?
Oggi il ritmo frenetico, l’uso di tv e cellulari, l’inquinamento luminoso, sono tutti fattori di disturbo del corretto ciclo del sonno.


Quali sono i disturbi del sonno nei bambini?

Ecco un breve elenco dei disturbi del sonno che andremo ad analizzare in questo articolo, sperando di essere abbastanza esaustivi e di poter darvi un piccolo aiuto:

  • Insonnia
  • Parasonnia
  • Disturbi del ritmo circadiano
  • Disturbi respiratori del sonno
  • Disturbi del movimento legati al sonno
  • Ipersonnie


Insonnia nei bambini

Parlavamo di tablet, TV, videogiochi.
Questi sono spesso i motivi principali che causano insonnia nei bambini.
Il cervello è bombardato fino al momento di andare a dormire, ma l’attività cerebrale è nel pieno dell’attività e fa fatica a spegnersi.

Prima di andare a dormire bisognerebbe adottare routine e attività più rilassanti, sia per la mente che per gli occhi.

L’osservatorio nazionale sulla salute dell’infanzia dice che tra i bambini nella fascia di età 3-14 anni, circa un milione soffre di insonnia.

Oggi i nostri ragazzi dormono troppo poco rispetto ai loro coetanei di molti anni fa, e dormendo poco (e male) possono ricadere in disturbi comportamentali, soprattutto a scuola.

Attenzione quindi ad adottare una routine serale adatta per permettere ai vostri figli di passare una buona notte di sonno.

insonnia nei bambini di 10 anni?

Bambini aggressivi, nervosi, iperattivi, bambini con difficoltà di attenzione, spesso e volentieri una concausa di questi problemi dell’infanzia e dell’adolescenza è l’insonnia o semplicemente le ore di sonno non sufficienti.
A volte anche alcuni disturbi psicosomatici possono avere una concausa nello stress accumulato per le poche ore di sonno.
I bambini di oggi purtroppo dormono meno del necessario, dobbiamo rendercene conto, anche un ora in meno in alcuni casi, e non è poco per un corpicino che deve crescere e svilupparsi.

Capitano spesso casi di insonnia nei bambini di 10 anni o comunque in bambini di età inferiore ai 13/14 anni, ma molte volte non dipende da una patologia o un disturbo, ma è semplicemente l’espressione di cattive abitudini, e questo dipende soprattutto dai genitori.

L’organizzazione di come un bambino passa il suo tempo durante la giornata è fondamentale, come lo è rispettare il loro ciclo biologico naturale.
Non potete pretendere che vostro figlio dorma bene se tutto il giorno lo avete riempito di attività stimolanti e alla sera state in pizzeria fino a tardi.

Insonnia nei bambini di 10 anni?
Devono, ripeto, devono dormire almeno 9-10 ore al giorno, devono avere ritmi regolari, cenare ad orari decenti (19.00) e magari cercare di stare leggeri, non guardare tv, tablet,smartphone alla sera, insomma, tutte regole semplici e di buon senso.
Ricordatevi che la luce dei dispositivi elettronici altera la produzione dell’ormone che ci aiuta a riposare, la melatonina, e così si sregola tutto il nostro ciclo del sonno.

Un altra cosa che può aiutare è mantenere un temperatura medio-bassa nelle camere da letto, intorno ai 18-19 gradi circa sarebbe l’ideale.

Mi ricordo un detto contadino che diceva “mangiare al caldo e dormire al freddo“, e mai come in questo caso i nostri nonni avevano ragione.


Parasonnie:
Sonnambulismo e terrore notturno

Come dicevo prima, in caso di pavor nocturnus o terrore notturno succede che nella fase rem il bambino grida, è tutto sudato e spaventato e non si accorge dei genitori, e nel tentativo di calmarlo da parte loro si ottiene una risposta quasi rabbiosa.
A volte come si è “svegliato” si riaddormenta, a volte bisogna avere un pò di pazienza.

Il mattimo successivo, mentre voi ricordate tutto, anche fin troppo bene, il bambino non ricorderà assolutamente nulla, al contrario di quel che accade, a volte, con gli incubi.

Alcuni di questi bambini, il 15% circa, presentano anche sintomi di sonnambulismo.
In questi casi si parla di Parasonnia, ed anche qui nel giro di poco tempo sia il terrore notturno che il sonnambulismo scompaiono.

Tuttavia, se questi disturbi del sonno nei bambini non scompaiono si può prima ricorrere alla terapia cognitivo comportamentale, per poi eventualmente ricorrere all’uso di farmaci


Disturbi del ritmo circadiano

I disturbi del ritmo circadiano del sonno si presentano quando il ciclo sonno-veglia del soggetto non corrisponde con il ciclo terrestre buio-luce.

In parole povere sia va a nanna tardi la sera e ci si alza tardi la mattina.
Questo di solito succede a persone adulte, vuoi per motivi di lavoro (turni, anche notturni) vuoi per cattive abitudini, vuoi per viaggi e fusi orari sballati.


Cosa significa ritmo circadiano?

Circadiano significa letteralmente intorno al giorno.
Ognuno di noi ha un orologio interno che si regola attraverso la luce, infatti il ritmo circadiano è tenuto sotto controllo dal pacemaker circadiano, piccola zona nel cervello che subisce l’influenza della luce.

La luce, passa attraverso i nostri occhi e attraverso la retina invia impulsi nervosi al pacemaker circadiano. In questo modo viene regolata la produzione di melatonina, l’ormone del sonno.


Il ritmo circadiano nei bambini

Nei bambini il ritmo circadiano non è stabile, questo perché il sonno nei primi mesi e anni di vita è fondamentale per la corretta crescita del bambino.

Con la crescita possiamo distinguere due fasi di sonno:

  • NREM, il sonno silenzionso: Fase del sonno durante la quale avviene la vera e propria crescita fisica, con il rilascio degli ormoni dedicati.
  • REM, il sonno attivo: il sonno ristoratore, il sonno dedicato ai sogni, quindi al cervello, al suo riposo e al suo sviluppo.

In età prescolare questo ciclo di fase REM e fase NREM dura circa come una partita di calcio, 90 minuti!

Lo sapete che durante l’infanzia un bambino trascorrerà quasi metà del suo tempo a dormire?
Questo perché il sonno influisce direttamente sullo sviluppo mentale, fisico ed emotivo del bambino.


Quante ore deve dormire mio figlio?

Bella domanda, quante ore dovrebbe dormire un bambino, o almeno un bambino in età prescolare?

I bambini in età prescolare dovrebbero dormire almeno 11-12 al giorno.
Questo significa dormire dalle 21.00 alle 08.00 della mattina successiva.
Ovviamente se per motivi di lavoro dei genitori si devono alzare forzatamente alle 7.00, è il caso di aiutarli a recuperare con pisolini pomeridiani.

Poi, dai quattro anni in su non ne vorranno più sapere di fare il riposino, quindi diventa ancora più importante mantenere degli orari costanti per andare a nanna alla sera.

Quando in una famiglia sono i bambini ad adattarsi al ritmo dei genitori invece che il contrario, ecco che il ritmo circadiano si scombussola e le ore di sonno non sono più sufficienti per un corretto sviluppo.


Disturbi respiratori del sonno

Cosa sono i disturbi respiratori del sonno nei bambini?
Questi disturbi si presentano solo durante il sonno e possono essere:

  • Russamento
  • Apnee ostruttive


Le cause dei disturbi respiratori del sonno

Durante il sonno subentra un rilassamento del tono muscolare, comprese le vie aeree come il naso, l’ipofaringe e l’orofaringe, ed in tal modo adenoidi e tonsille possono creare occlusione.

In casi di obesità è più facile incappare in questi problemi respiratori.


I sintomi dei disturbi respiratori del sonno

Il primo e più conosciuto sintomo è ovviamente il russare.
Può accadere che sia solo passeggero, se persiste potrebbe essere a sua volta sintomo di apnee notturne.
Negli episodi più gravi si possono notare casi di cianosi, di solito sulle labbra o intorno alla bocca, e questo è dovuto alla scarsa ossigenazione del sangue.

A volte capita che i bambini che soffrono di apnee notturne soffrano di mal di testa al risveglio, fateci caso se capita.
La fascia di età in cui bisogna prestare maggiore attenzione alle apnee notturne è 3-6 anni, a causa dello sviluppo di adenoidi e tonsille.

Quando vi è il sospetto che un bambino soffra di apnee notturne è il caso di affidarsi ad una diagnosi più precisa, ad esempio attraverso la Pulsossimetria dinamica notturna.

La Pulsossimetria dinamica notturna viene chiamata anche “saturimetria notturna“, è un metodo indolore (se avete avuto figli nati prematuramente lo saprete benissimo, si tratta di quel piccolo sensore con la luce rossa messo sul pollice del bimbo) usato per la valutazione di parametri quali:

  • Curva pletismografica
  • Indice di perfusione
  • Frequenza cardiaca
  • Saturazione di ossigeno

La Pulsossimetria si mette in pratica usando un piccolo sensore luminoso all’estremità di un dito.


Disturbi respiratori del sonno, come curarli?

Una volta accertato che un bambino soffre di questi disturbi il trattamento è sempre da valutare sempre con personale qualificato, dal pediatra di famiglia fino all’otorinolaringoiatra, un odontoiatra, ecc.

A volte questi casi si risolvono con interventi a tonsille e/o adenoidi.


Disturbi del movimento legati al sonno

Tra i disturbi del movimento legati al sonno troviamo le seguenti patologie/disturbi:

  • Sindrome delle gambe senza riposo
  • Movimenti degli arti inferiori
  • Crampi nel sonno
  • Mioclonie
  • Bruxismo


Sindrome delle gambe senza riposo

La RLS ovvero sindrome delle gambe senza riposo è un disturbo neurologico che si manifesta durante il sonno o finché si è sdraiati nell’attesa di addormentarsi.
In pratica il disturbo consiste nel fatto che vi è un desiderio impellente ed improvviso di muovere le gambe, e solo facendo movimento si trova conforto.
E’ un disturbo del sonno perché ovviamente sonno e movimento non vanno molto d’accordo.

Non mi soffermo di più perché raramente colpisce i bambini.Movimenti degli arti inferiori


Movimenti degli arti inferiori

I movimenti periodici degli arti inferiori, della gambe insomma, non sono altro che contrazioni muscolari involontarie, con la conseguenza appunto di disturbare il sonno.

E’ una patologia frequente, a volte si è addirittura inconsapevoli di subirne gli effetti, anche perché una caratteristica di questo disturbo è di essere incostante, non succede tutte le notti, ed il momento in cui si manifesta è durante il sonno NREM.

Altra caratteristica del disturbo del sonno da movimenti periodici degli arti inferiori è che quando appare può durare qualche minuto, ma anche un’ora, durante la quale ci si contrae ogni 30 secondi circa.

Questo disturbo interessa bambini e adulti, soprattutto gli over 60.

Di prassi la terapia per il disturbo da movimenti periodici degli arti inferiori è la terapia farmacologica, a volte coadiuvata da integratori di ferro in caso di carenza.


Crampi nel sonno

Vi siete mai svegliati di notte con un dolore lancinante ad un polpaccio? Io si, raramente ma mi è capitato, e vi assicuro che non è una bella cosa.

In pratica durante il sonno il muscolo, solitamente del polpaccio, si contrae dolorosamente ed il dolore passa solo allungando la gamba, facendo cioè stretching. Inevitabilmente ci si sveglia, direi anche bruscamente, interrompendo così la fase del sonno.


Chi soffre di crampi notturni?

Tendenzialmente a soffrire di crampi notturni sono più le persone anziane, quasi uno su tre degli over 60, ma anche ragazzi e bambini da 8 anni in su, in una percentuale del 7% accusano questo disturbo, magari passeggero.


Crampi notturni, le cause

Non sempre c’è un motivo medico come causa dei crampi notturni, spesso alla base c’è uno stile di vita sbagliato, ad esempio:

  • Siete troppo sedentari (seduti per ore)
  • Allenamenti, lavori pesanti, escursioni, ecc.
  • Siete disidratati
  • Siete incinta

Nel caso di bambini e ragazzi, quasi sempre non c’è da preoccuparsi, si tratta dei famigerati “dolori della crescita“, soprattutto in bambini con uno sviluppo in altezza spiccato.
Io da piccolo non soffrivo di crampi, ma ricordo delle notti infernali per dolori alle ginocchia, poi con il tempo è passato tutto.


Mioclonie ipniche

Le mioclonie ipniche sono spasmi muscolari, contrazioni tipiche della fase di addormentamento, e sono più che fisiologiche nei primi mesi di vita del bambino.
Questi spasmi improvvisi sono legati ad una strana sensazione di caduta nel vuoto o perdita di equilibrio e alla successiva reazione del cervello.

Ovviamente succede anche agli adulti, ne conosco pure io, ma succede soprattutto ai bambini piccoli ed è un fenomeno della crescita.

Ovviamente non bisogna classificare tutti gli spasmi involontari come semplici mioclonie ipniche, a volte alla base di questi spasmi possono esserci difficoltà respiratorie, crisi convulsive o casi di epilessia.
In questi casi più gravi bisogna sempre attenti e rivolgersi in ospedale per un controllo serio.


Bruxismo

Eccolo la, il bruxismo, il digrignare i denti durante la notte che tanto disturba mamma e papà. Ecco perché è un disturbo del sonno, perché disturba gli altri!
Scherzi a parte, è un disturbo del sonno perché compare involontariamente durante il sonno.

Si può parlare di bruxismo quando compaiono 4 episodi/ora, e si identifica il disturbo per via di quel suono fastidioso del digrignamento dei denti.
Il bruxismo interessa circa il 10 % dei bambini, soprattutto in età prescolare.

Solitamente il bruxismo non è preoccupante, anzi, alcuni dentisti ne parlano positivamente, e di solito come arriva se ne va, in maniera spontanea.
A volte si ricorre all’uso di un bite, ma nei bambini piccoli è sconsigliato, piuttosto bisogna prestare attenzione che non sia una “richiesta di aiuto”, cioè voglia di coccole, voglia di passare più tempo con mamma e papà che si manifesta di notte con questo disturbo.


Ipersonnie nei bambini

L’ipersonnia nei bambini consiste in un eccesso di sonno, al contrario dell’insonnia, che influenza negativamente la vita quotidiana, in quanto l’ipersonnia infantile presenta un eccessiva sonnolenza durante il giorno, rendendo i bambini “morti di sonno”, cioè incapaci di stare svegli.

Se capita che un bambino si addormenti a scuola può essere sintomo di ipersonnia, ed infatti questo disturbo si presenta con scarsi risultati a scuola e disturbi o alterazioni dell’umore.

Un bambino di 8-10 anni dorme circa 10 ore, o almeno dovrebbe, ma a volte accade che queste ore di sonno non siano sufficienti e durante il giorno sente la necessità di dormire.

Questi sono i criteri secondo l‘organizzazione mondiale della sanità (OMS) per poter classificare un caso di ipersonnia:

  • Sonnolenza eccessiva diurna, anche con riposo notturno adeguato
  • Difficoltà a svegliarsi e stare svegli
  • si verifica giornalmente per almeno 30 giorni consecutivi
  • Non esistono altri sintomi medici o disturbi neurologici a spiegarne la causa


Ipersonnia bambini, cause

Le cause dell’ipersonnia possono essere psicologiche o fisioloigiche, altre volte può essere semplicemente il frutto di cattive abitudini.

Come casua fisologica ci sta sicuramente il mutamento naturale del cervello durante la crescita, con la modifica delle tre fasi del sonno, veglia, fase REM e fase NREM.
Man mano che il bambino cresce lo stato di veglia dura di più a scapito del sonno.

Parlavamo di cattive abitudini, una è sicuremente quella di guardare la tv prima di andare a nanna, niente di più sbagliato, perchè il corpo si corica sul letto ma il cervello è ancora ben sveglio, anche troppo.
L’Ipersonnia inoltre può essere correlata a stati di esaurimento emotivo e/o stress.


Ipersonnia bambini, trattamento

Considerando che il sonno è regolato sia da fattori interni che esterni bisogna stare attenti soprattutto ai secondi, quelli esterni, correggendo i quali si possono influenzare quegli interni.

Fattori interni: melatonina, temperatura corporea
Fattori esterni: Luce e buio, rumori e suoni, cattive abitudini(TV)

Spesso migliorando le abitudini familiari si riesce a trovare un corretto equilibrio sonno/veglia.


Disturbi del sonno conseguenze

Cosa succede a sottovalutare i disturbi del sonno dei bambini quando questi non scompaiono con il passare del tempo?

Questi disturbi del sonno potrebbero essere causa di:

  • Disattenzione a scuola
  • Ridotta capacità mnemonica
  • Rischio di ADHD
  • Disturbi del metabolismo
  • Disturbi depressivi


Le regole del sonno

Molto spesso poco per aiutare i propri figli a dormire meglio, basta seguire poche semplici regole dettate dal buon senso:

  • A nanna presto: Adattatevi voi al ritmo di vostro figlio, non il contrario.
  • Niente TV, tablet o smartphone dopo cena. Meglio una bella favola, anche lunga.
  • Alimentazione sana e niente eccitanti a merenda e/o cena (Tè, cioccolata, bibite bassate)
  • Favorire il movimento durante il giorno.


Bibliografia

  • Trattamenti comportamentali per i disturbi del sonno. Manuale completo e protocolli terapeutici
    A cura di M. Perlis, M. Aloia, B. Kuhn
  • Nel corso della notte. I disturbi del sonno nella prima infanzia
    Di Dilys Daws
  • Disturbi del sonno nel bambino
    di Vitalia Murgia, Anna Maidecchi, Rita Pagiotti