Categoria Disturbi dell’infanzia

Disturbi specifici dell’apprendimento

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Il disturbo specifico dell’apprendimento, come riconoscerlo, cosa fare?

Il DSA, disturbo specifico dell’apprendimento, è un disturbo che compare in età scolastica ed ha appunto la caratteristica di mostrare da parte del bambino difficoltà nell’apprendere ed il rendimento scolastico non è al pari dei coetanei.

Nel DSM-5 questo disturbo è classificato come disturbo del neuro sviluppo e può essere diagnosticato solo se si presenta per almeno sei mesi.

Il disturbo specifico dell’apprendimento si manifesta sia nella lettura che nella scrittura e nel calcolo matematico, ed è proprio questa specificità che rende questo disturbo di difficile diagnosi iniziale, in quanto il bambino presenta un normalissimo quoziente intellettivo ed un quadro familiare e neurologico normale.

Il DSA quindi non è un problema intellettivo ma è un problema neurologico che causa un disturbo cognitivo, cioè che le informazioni ricevute non sono poi correttamente capite ed elaborate.

Vediamo nel dettaglio di cosa tratta l’articolo:


Disturbi specifici dell’apprendimento come riconoscerli

Quante volte avete sentito la frase “è intelligente, ma non si applica”?
Spesso vero? magari rivolta a voi stessi nella vostra infanzia.

Il bambino con DSA in realtà non è che non si applica ma ha difficoltà di apprendimento, ed il fatto di non riuscire nonostante gli sforzi crea nel bambino disagio e calo dell’autostima, motivo per cui una diagnosi precoce è molto importante.
Da non confondere assolutamente i disturbi specifici dell’apprendimento con altri disturbi dell’infanzia, come ad esempio il disturbo da deficit di attenzione

Tra i sintomi dei disturbi dell’apprendimento e caratteristiche tipiche troviamo:

  • I bambini con DSA si distraggono facilmente, fanno fatica a concentrarsi su una cosa
  • Percezione visiva e/o motoria difficoltosa, ecco perché sembrano “distratti o lontani”
  • Elaborazione linguistica difficoltosa, pensa che siano gli altri troppo veloci
  • Difficoltà nel leggere e quindi capire ed interpretare un testo, confonde le lettere p,d,b,q
  • Difficoltà nel “raccontare.
    Un bambino con DSA fatica a svolgere due processi cognitivi contemporaneamente, cioè ricordare una cosa e raccontarla.

I disturbi specifici dell’apprendimento riguardano tre aree:

  • Disturbi della lettura
  • Disturbi della scrittura
  • Disturbi del calcolo

Vediamo ora nel dettaglio di cosa si tratta


Disturbo della lettura: Dislessia

Che cos’è la dislessia?

La dislessia fa parte dei DSA e consiste nella difficoltà nel leggere in maniera fluida.
Un bambino dislessico riesce a leggere, ma con sforzo enorme e questo porta a perdersi durante la lettura e fare errori.

La dislessia non va confusa con problemi sensoriali o deficit intellettivi e spesso va a braccetto con disortografia e disgrafia, problemi inerenti la scrittura.
Ancora oggi fare una diagnosi di dislessia è difficoltoso ma si calcola che in Italia sia un problema che tocca circa il 4% degli scolari di elementari e medie.


Come vede un dislessico?

Dan Britton, designer dislessico, ha voluto disegnare un font che riproduca non tanto come vede un dislessico, ma la difficoltà che prova un dislessico nel leggere.

A 18 anni, al liceo, andava bene solo in materie come disegno e scienze, ma quando gli fu diagnosticata la dislessia si capì che non era a causa di uno scarso quoziente intellettivo, bensì perché leggeva e scriveva come un bambino di 10 anni.

Ecco quindi le lettere da lui disegnate:

Dan-Britton-Font-Dislessia
Dan Britton, il font per far capire le difficoltà di un dislessico


Disturbi della scrittura

Disgrafia

Cos’è la disgrafia?

La disgrafia è una difficoltà di riprodurre segni alfanumerici, legata a problemi motori che impediscono al bambino di rendere automatici i movimenti per scrivere.

Riguarda quindi la grafo motoria, il bambino fatica ad impugnare correttamente la penna, non percepisce correttamente lo spazio dei fogli, alterna lettere grandi a lettere piccole, rendendo così la scrittura di difficile comprensione.


Disortografia

Cos’è la disortografia?

La disortografia, non è un problema “meccanico” come nel caso della disgrafia, ma è un disturbo legato all’ortografia, presentando difficoltà nel tradurre i suoni, le frasi ascoltate, in parole scritte.

La Disortografia è uno dei disturbi specifici dell’apprendimento che riguarda la componente costruttiva della scrittura, legata quindi agli aspetti linguistici, e consiste nella difficoltà di scrivere in modo corretto da un punto di vista ortografico.

Il bambino disortografico presenta una difficoltà nell’applicare le regole di conversione dal suono alla parola scritta e quindi a riconoscere i suoni che compongono la parola, a individuare le regolarità o irregolarità ortografiche e a individuare il corretto ordine con cui questi elementi si compongono.

In pratica, un bambino disortografico salta le lettere, sbaglia le doppie, gli accenti e la punteggiatura.

Purtroppo l’era del digitale, di internet, dei social media e dei linguaggi usati in questi ambiti (pensiamo ad esempio alla parola “perché” sostituita con “xché”, o la parola “che” sostituita da “Ke”) ha fatto si che la percentuale di ragazzi disortografici sia in aumento, si parla addirittura di stime verso l’8% di bambini e ragazzi in età scolare.


Disturbi del calcolo: la Discalculia

Cos’è la discalculia?

La discalculia è la difficoltà nell’usare i numeri nelle operazioni di calcolo, e un bambino discalculico (che brutta parola) ha prestazioni scolastiche nell’ambito aritmetico sotto il livello medio rispetto alla classe frequentata.

Un bambino con problemi di discalculia fa fatica a posizionare correttamente i numeri a compararli, ad associare un numero ad una quantità, a usare le tabelline.

Molto spesso la discalculia si manifesta insieme alla dislessia, ed è un disturbo che nulla ha a che fare con lesioni neurologiche o componenti genetiche, come potrebbe essere per la sindrome di Asperger.

La discalculia si suddivide in :

  • Discalculia primaria: Disturbo delle abilità aritmetiche e con i numeri.
  • Discalculia secondaria: Si associa alla dislessia

Alcuni problemi tipici di un bambino con discalculia:

  • Difficoltà a scrivere numeri quando dettati
  • Difficoltà nelle progressioni numeriche, ascendenti e discendenti
  • Problemi nell’associare un numero ad una quantità
  • Difficoltà nel capire e risolvere i dati di un problema
  • Problemi con le tabelline
  • problemi nello scomporre un numero in decine e unità
  • problemi nella coordinazione dei movimenti


Discalculia, cosa fare?

Alcuni consigli per aiutare un bambino con discalculia possono essere:

  • aiutarli attraverso l’uso della mani, con materiali manipolabili (plastilina) per chiarire meglio i concetti di base.
  • Spiegare i concetti con parole il più semplice possibile, e lentamente.
  • Far fare molta pratica
  • Usare giochi semplici per coinvolgere


Disturbi specifici dell’apprendimento, quali terapie?

Quando si prova un trattamento per i DSA, bisogna non solo intervenire nel singolo disturbo, ma bisogna occuparsi anche della sfera relazionale del bambino, della sua emotività, della sua fragilità psicologica, perché trovarsi ad essere “diversi” dai tuoi compagni può essere traumatico e pesare sull’autostima di un bambino.

Questo significa che oltre ad avvalersi di personale specializzato nel trattamento di un disturbo dell’apprendimento, è utile affiancare anche una terapia cognitivo comportamentale o un sostegno psicologico per prevenire o trattare eventuali disagi vissuti dal bambino.

La diagnosi deve essere fatta solitamente entro i 7 anni di età per intervenire per tempo con metodi educativi appropriati ed adeguati alle esigenze del bambino, e deve essere fatta da personale qualificato attraverso dei test specifici.

Alla prossima,
Lo Psicologo veneto

Disturbi psicosomatici nei bambini

Disturbi-psicosomatici-bambini-stress

Ansia e stress e malattie psicosomatiche

I disturbi psicosomatici sono un riflesso del tempo in cui viviamo, dove le nuove generazioni nascono già stressate, di corsa, piene di impegni e attività, a volte senza punti di riferimento, con entrambi i genitori che lavorano.

Questi bambini e ragazzi sono forti visti da fuori, fanno i bulli, ma sono fragili dentro, psicologicamente deboli, e le patologie psicosomatiche sono lì ad attenderli al varco.

Ricordo anche che i sintomi psicosomatici sono comuni degli stati depressivi.


Manuale Diagnostico Psicodinamico e DSM5

Quando parliamo di sistrubi mentali o psicologici si fa spesso riferimento al DSM5, ma in realtà molti esperti di psicodinamica sono soliti consultare il PDM, in italiano Manuale Diagnostico Psicodinamico, stilato dall’APSA, cioè l’American Psychoanalytic Association.

Il PDM invece di occuparsi di malattie si occupa in realtà di persone, anzi, come detto dallo stesso Vittorio Lingiardi, responsabile per l’edizione italiana, è una “tassonomia di persone“.
Si parte quindi dalla personalità delle persone per scaturirne spunti di natura psicodinamica per poter poi strutturare un percorso psicoterapeutico.

La differenza tra DSM5 e PDM sta nel fatto che il primo cataloga i problemi psicosomatici tra i disturbi di somatizzazione, mentre il PDM nei disturbi di personalità. In poche parole le persone sfogano i disturbi di personalità attraverso sintomi psicosomatici.


Somatizzazione: definizione

La somatizzazione è il canale di sfogo di un disagio psichico e/o psicologico che porta a sintomi fisici ad un determinato organo o parte del corpo.
Il mal di pancia nei bambini per capirci.

Più un bambino è piccolo, maggiormente un disagio psicologico si può manifestare sotto la forma di sintomi fisici psicosomatici, come fosse una autodifesa del corpo che vuole comunicare un disagio quando il bambino non sarebbe in grado di farlo autonomamente.

Solitamente il processo di somatizzazione colpisce il sistema gastrointestinale, ma non di rado causa anche cefalee, problemi muscolari o alle ossa e disturbi della pelle come rush cutanei o rosacee.

Ovviamente prima di arrivare ad una diagnosi di disturbo psicosomatico bisogna prima escludere qualsiasi altra causa organica.
Sempre facendo riferimento al mal di pancia del bambino bisogna quindi escludere che non sia ad esempio il latte a creare allergie o intolleranze.

Per poter arrivare ad una diagnosi di disturbo psicosomatico infantile quindi, bisogna che tra l’insorgenza di un sintomo ed il suo eventuale evento scatenante vi sia un breve lasso temporale e che comunque vi sia una certa frequenza fissa del fenomeno.

In sintesi quindi somatizzare significa portare una condizione di stress ad un livello tale che va ad intaccare la nostra salute fisica.
Questi disturbi psicosomatici, una volta accertati vanno sempre affrontati con un psicoterapeuta in maniera abbastanza rapida per evitare che il disturbo somatico diventi cronico.


Psicosomatica cos’è

La psicosomatica è quella disciplina che si occupa di capire la relazione tra mente e corpo e l’influenza delle emozioni nell’insorgenza di alcune patologie

Per la psicosomatica quindi, il corpo e la mente sono due parti di un tutt’uno.
Mentre in tempi non lontani l’influenza della mente su alcune patologie non era presa in considerazione, oggi si parla sempre di più di benessere psico-fisico, dove ogni evento o malattia è conseguenza di più fattori, sia fisici che psicologici.
Questo significa anche che se ci si può ammalare fisicamente per problemi psicologici (stress, preoccupazioni, ecc.), allo stesso tempo con il benessere psicologico si può guarire da patologie fisiche.

Bisogna fare poi attenzione nella distinzione tra i singoli sintomi psicosomatici (es. mal di testa) con patologie vere e proprie.

Tra le varie teorie sul meccanismo scatenante vi è quella di Walter Cannon, l’autore della “Teoria Centrale dell’elaborazione emotiva“, secondo il quale i disturbi psicosomatici dipendono dalla cattiva reazione e conseguente gestione di stimoli emotivi di forte intensità.

Nel 2013 lo psicologo Thorwald Dethlefsen e il medico Ruediger Dahlke hanno scritto un bellissimo libro, “Malattia e Destino -Il valore e il messaggio della malattia“.
In questo trattato i due medici espongono il loro pensiero secondo il quale la malattia non è altro che la manifestazione tangibile e fisica di un disagio interiore.


Patologie di origine psicosomatica

Tra le più diffuse malattie psicosomatiche ci sono:

  • Disturbi gastrointestinali (gastrite, ulcera, stipsi, colon irritabile)
  • Problemi cardiovascolari (tachicardie, ipertensione)
  • Disturbi alimentari (bulimia, anoressia)
  • Disturbi cutanei (dermatiti, rush cutanei, rosacee)
  • Disturbi respiratori (Asme)
  • Cefalee e dolori cervicali.


Psicosomatica infantile

Partiamo da un concetto semplice ma non banale:
Più un bambino è piccolo e più i disagi psicologici tendono a somatizzare e ad essere quindi trasformati in sintomi somatici, quindi in patologie fisiche.

E’ naturale quindi pensare che un ambiente familiare “poco sano”, con scarsa affettività della madre (e in secondo piano anche del padre), sia naturale terreno fertile per i disturbi psicosomatici.

Studi sulla relazione simbiotica tra una madre ed il suo bambino hanno evidenziato come il mancato rapporto affettivo con la madre può tradursi in dolore fisico con manifestazioni psicosomatiche.

I bambini quindi, più di noi adulti, esprimono attraverso sintomi fisici e quindi con il corpo un disagio psicologico.
Infatti, somatizzando un disagio la sua energia negativa viene sfogata sul fisico, organo o apparato che sia, e questo per richiamare l’attenzione.
i sintomi che si manifestano sono quindi fuorvianti rispetto alla causa reale del disturbo che è di origine psicologica – psicosomatica.

Come detto da Daniel N. Stern (“nascita di una madre“), quando nasce un bambino nasce anche una madre, e con essi una nuova relazione.
Da essa dipenderà il benessere psicofisico di entrambi.


Disturbi psicosomatici nei bambini: capire i segnali

I bambini tendono a denunciare, manifestare i loro disagi con sintomi psicosomatici che non sempre possiamo associare ad una precisa malattia.
Ad esempio quando i bambini manifestano il classico “mal di pancia” difficilmente questi sintomi sono di reale natura fisica.

Inoltre bisogna prestare attenzione a quando questi sintomi si manifestano e con più intensità, come nei casi del “mal di pancia” prima di andare a scuola.
I bambini usano quindi a loro insaputa il corpo come strumento di comunicazione.

Da tenere a mente anche che l’organo colpito dalla patologia difficilmente è causale, anzi.
A livello inconscio la scelta cade sul sintomo che rappresenta simbolicamente il disagio psicologico.


Disturbi da somatizzazione infantile

Sapete che circa 15 bambini su 100, soprattutto in età adolescenziale soffrono di disturbi somatoformi?
E in percentuale le ragazzine sono circa il doppio dei maschietti?
Andiamo a vedere i principali disturbi psicosomatici delle vie respiratorie, l’asma psicosomatica e la tosse psicogena


Asma psicosomatica

L’asma bronchiale si manifesta tipicamente come una infiammazione delle vie aeree provocando broncospasmi ed episodi più o meno frequenti e più o meno gravi di difficoltà respiratoria, affanno e/o tosse secca

Il fiato corto, o affanno, è il sintomo principale e ne soffre il 50% dei bambini a circa 6 anni.
Il fattore psicologico maggiormente responsabile dell’asma psicosomatica è lo stress cronico, quando ci si sente soffocare psicologicamente, magari da un rapporto troppo assiduo e stretto con la mamma (iperprotettiva) e lo si manifesta appunto con “mi manca l’aria“.

Ricordiamo che bronchi e polmoni son o tra gli ultimi organi ad essere pronti per la nascita del bambino, questo perché il feto respira attraverso il sangue che circola nel cordone ombelicale.
Di conseguenza però è sono anche i primi organi che si vede costretto ad usare appena nato per poter appunto respirare.

L’uso di bronchi e polmoni sanciscono la fine di un certo tipo di rapporto con la mamma per stabilirne subito un altro.
Un attacco d’asma in un bambino può quindi anche essere visto come un richiamo, un grido di aiuto verso la mamma, un “aiutami a respirare“, o meglio, “lasciami respirare“.

sono malato, amami“, “sei malato, ti amo di più“.
La malattia a volte può diventare anche una scusante per mantenere uno stato di superiorità nel rapporto con la madre e per la mamma stessa motivo in più per tenere a se suo figlio, un collante tra lui e la mamma che proprio per questi motivi diventerà facilmente cronica.


Tosse Psicosomatica

La tosse psicosomatica nei bambini si presenta tra i 4 ed i 15 anni circa, è chiamata anche tosse psicogena e non dipende da problemi dell’apparato respiratorio ma trova le sue cause nel disagio psicologico.
E’ quindi una vera e propria somatizzazione di ansia e disagio, originando da disturbi di natura psicologica.

La tosse psicosomatica quindi non è la malattia da curare, bensì il sintomo di una condizione di ansia e stress.
Talvolta la tosse psicosomatica si presenta in maniera costante al manifestarsi di una tal situazione che crea tensione, stress, ansia e disagio.

La tosse è quindi la manifestazione di un problema comunicativo, di fatto per comunicare si usano le vie aeree, e queste difficoltà comunicative sfociano nel “togliere la voce”, e il bambino attira l’attenzione tossendo.

Questo attirare l’attenzione può essere dovuto anche al fatto che un bambino può sentirsi trascurato dalla mamma, di questi tempi le mamme son sempre di corsa, e a volte basta solo aumentare il tempo, e soprattutto la qualità del tempo passato con il bimbo per veder migliorare anche il sintomo, la tosse psicosomatica.


Pollachiuria da stress

La pollachiuria da stress non è altro che una reazione ad ansia e stress, a pressioni psicologiche, capita spesso nei bambini in età scolare e pre scolare, quando la paura di non superare alcune situazioni è per loro molto grande.

Ma come, stress nei bambini??? Ma daiiii!
Invece si, cari miei, oggi i bambini non sono più liberi e felici come lo eravamo noi una volta.
Già se pensiamo al fatto che io alle elementari andavo a scuola da solo, in bicicletta, e nel tragitto si scherzava con gli amici, oggi invece un bambino deve forzatamente essere accompagnato, stessa cosa al ritorno.
Chi si fida oggi a fare il contrario?

E gli altri impegni?
E fai danza, e fai musica, e fai doposcuola, e fai sport, e studia, e….
ma quando gioco?

Per non aggiungere poi la tecnologia, smartphone e tablet in primis.
I videogiochi sono un problema se le ore passate davanti ad un piccolo schermo sono troppe durante il giorno.
Io consiglio al massismo, ma proprio al massimo, non più di un ora al giorno.

Tutta questa vita frenetica si trasforma in stress, per noi ma sopratutto per loro.

Pollachiuria bambini : Capita che il bambino faccia pipì tantissime volte al giorno, anche poche gocce, anche a pochi minuti di distanza tra una volta e l’altra.

La minzione frequente è una forma di ansia, di insicurezza, legata a situazioni a cui noi non diamo peso, ma per loro hanno un importanza abnorme.
Sono le fasi della crescita, sono passaggi importanti da superare, e noi, come genitori dobbiamo solo accompagnarli, essergli vicini, rincuorarli e non fargli pesare questo disturbo.

E’ un disturbo che con la crescita si auto regola.


Mal di pancia bambini

Spesso sento mamme che i loro bambini lamentano mal di pancia, quasi sempre prima di andare a scuola o prima di affrontare una situazione importante, oppure dopo che è nato un fratellino o sorellina.

La prima cosa a cui si tende a pensare è “sta facendo finta”, invece NO!
I bambini non fanno finta, non mentono sul dolore, se dicono di avere mal di pancia è perché hanno mal di pancia, solamente che non è dovuto ad un dolore di natura gastrointestinale (stipsi, virus, ecc.) ma di natura psicologica, o meglio psicosomatica.
Il mal di pancia, o il DAR, dolore addominale ricorrente, è il sintomo di una preoccupazione.

Il compito di una mamma quindi non è pensare a curare il mal di pancia, ma di capire quale disagio sta vivendo il bambino/a, cercare di consolarlo, stargli vicino.
Con mio figlio usavamo “caramelline di zucchero” come rimedio miracoloso per il mal di pancia in età pediatrica, quando doveva andare a scuola i primi tempi, quando magari doveva ancora sviluppare amicizie profonde, e devo dire che funzionava, insieme alle coccole.
Insomma, state vicini a vostro figlio in questi casi, è la cura migliore.


Disturbi psicosomatici: i bambini a rischio

Quali sono i bambini più a rischio di avere sintomi psicosomatici?

Ci sono bambini che vivono situazioni in cui per farsi sentire devono per forza di cose inviare un messaggio forte, e spesso il linguaggio del corpo, con la somatizzazione del disagio, è la via inconsciamente usata.

Spesso sono bambini fragili e con un profilo simile a quello sotto descritto:

  • Sensibili e insicuri
  • Bambini buoni, tranquilli, a modo
  • Tende a porsi obiettivi con aspettative alte


Alla prossima,
Lo Psicologo veneto

Sindrome di Asperger nei bambini

Sindrome-di-Asperger

La sindrome di Asperger, caratteristiche e cure.

Abbiamo già parlato di problematiche relazionali nei bambini, ma se non fosse un problema comportamentale? A volte queste difficoltà a relazionarsi nascondono un insidia più grande, la sindrome di Asperger, scoperta dal medico austriaco Hans Asperger, nel 1944.

La sindorme di Asperger è un disturbo che è sempre stato associato all’autismo, ma va ricordato che le differenze sono enormi, ad esempio per quel che concerne il linguaggio e lo sviluppo cognitivo.


Come riconoscere la sindrome di Asperger?

  • Comportamenti ripetitivi.
  • Goffaggine motoria, scarsa coordinazione nei movimenti
  • Scarsa interazione con gli altri
  • Ripetitività di certi comportamenti
  • Talenti innati.

Su quest’ultimo punto vorrei un attimo soffermarmi.

Alcuni studiosi affermano che nel campo della scienza, dell’arte, della musica vi siano stati personaggi con i tratti caratteristici della sindrome di Asperger.

Scienziati e studiosi come Einstein, Newton, Darwin, Artisti come Van Gogh o personaggi della musica come Mozart o il più vicino a noi Syd Barret, il compositore dei primi Pink Floyd, quelli del periodo Psichedelico ed omaggiato anni dopo dal gruppo con “Shine on your crazy diamond”.

Tutti questi personaggi hanno avuto talenti peculiari e immensi ma allo stesso tempo hanno avuto grandi difficoltà nel mantenere una relazione affettiva continua.

Al giorno d’oggi, un personaggio famoso affetto da sindrome di Asperger, direi anche suo malgrado, è la sedicenne svedese paladina del pianeta terra Greta Thunberg

La sindrome di Asperger è stata diagnosticata a Greta Thunberg quando aveva ancora 13 anni e lei non ha mai nascosto il suo problema.
Da suoi racconti è venuto fuori che ha sofferto anche di mutismo selettivo e di DOC, il disturbo ossessivo compulsivo.
Anche lei trova nella sindrome un aiuto per sviluppare il suo talento nel capire meglio certe dinamiche sul problema del riscaldamento globale, arrivando a dire “Vedo il mondo in modo leggermente diverso…”

Il fatto che non sia una vera malattia e che la sindrome di Asperger non ha i problemi dell’autismo, fa si che oggi molte aziende informatiche del nord Europa assumano persone con la sindrome di Asperger proprio per “sfruttare” (brutta parola, lo so) le loro capacità innate.

Altre caratteristiche che si trovano nei bambini Asperger, citate anche dall’Istituto Superiore della Sanità, sono:

Difficoltà nel fare amicizie
Difficoltà nel controllare le emozioni
Ampio vocabolario e sintassi elaborata con tendenza ad essere pedanti
Interessi insoliti
Difficoltà nel decodificare i messaggi, con la tendenza ad un interpretazione letterale di quello che dicono le altre persone
Ingenuità


Sindrome di Asperger Cause

Le cause della sindrome di Asperger non sono ancora note, anche se una certa tendenza a casi di familiarità propendono verso una componente genetica.
Inoltre, essendo una sindrome riconosciuta solo da pochi anni la sua incidenza non è ancora ben chiara.

La sua diagnosi viene fatta tra i 2 e i 6 anni di età, di solito viene trovata a causa dei problemi motori, quando il medico consiglia una visita presso un neurologo pediatrico.


Terapia per la sindrome di Asperger

Il primo concetto assolutamente fondamentale da assimilare è che la sindrome di Asperger NON è una malattia, quindi non va “curata” come intendiamo normalmente con la parola “cura”.
La sindrome di Asperger va gestita, va insegnato al bambino come comportarsi, come interpretare i segnali comunicativi, come rispondere di conseguenza, come gestire le emozioni, ecc.

La terapia indicata per trattare la sindrome di Asperger si divide essenzialmente in più fasi:

  • Fase educativa: bisogna individuare il miglior metodo educativo per il bambino in quanto necessita di tecniche studiate ad hoc.
  • Fase comportamentale: Attraverso la terapia cognitivo comportamentale e la teoria del rinforzo positivo bisogna appunto rinforzare i comportamenti positivi.
  • Fase sociale: Un bambino affetto da sindrome di Asperger spesso non è in grado si valutare correttamente un segnale, fisico o verbale, bisogna aiutarlo ad “interpretare” correttamente questi segnali.
  • Fase farmacologica: Non esistono farmaci specifici, ma per abbassare l’ansia nel bambino si può avvalersi di farmaci anti-stress o simili, sempre seguiti da un medico e mai con leggerezza.
  • Fase motoria: E’ necessaria un attività fisica mirata a migliorare la coordinazione dei movimenti

I bambini con la sindrome di Asperger non sono meno intelligenti, anzi, a volte è l’esatto contrario, ma tendono a far fatica a socializzare anche da adulti pur avendo successi lavorativi, anche importanti, per cui prima si arriva ad una diagnosi e prima si comincia un trattamento, meglio è.


Sindrome di Asperger, prima scuola post diploma

A milano è nata da poco la prima scuola dedicata ai ragazzi con sindrome di Asperger, è la “scuola Futuro Lavoro“, nata per aiutare i ragazzi ad inserirsi nel mondo lavorativo.
Questa scuola è stata fondata da un imprenditore, Massimo Montini, che avendo un figlio con la sindrome di Asperger ha voluto tentare di migliorare il futuro dei ragazzi come suo figlio.

In questo istituto vi sono laboratori del mondo digital, ad esempio web design, e collabora con la Nuova Accademia delle Belle Arti.
I corsi della scuola sono studiati con attività che aiutano i ragazzi a relazionarsi ed addirittura esiste una stanza insonorizzata atta ad essere usati dai ragazzi per isolarsi qualora avessero bisogno di “uscire dal mondo”.

Alla Prossima,
Lo psicologo veneto.